Aveva scatenato la polemica prima ancora di partire. “L’attacco di ieri in Italia, che ha preso di mira degli stranieri, mostra quanto grande sia diventata la minaccia della xenofobia. Non c’è differenza tra gli attacchi di un’organizzazione terroristica e attacchi razzisti di questo genere”, aveva detto Recep Tayyip Erdogan parlando domenica pomeriggio con i giornalisti all’aeroporto Ataturk di Istanbul prima di imbarcarsi sul volo per Roma. L’Italia non si era ancora ripresa dallo shock causato dal tentativo di Luca Traini di uccidere sei immigrati nelle strade di Macerata.

Negli stessi minuti in cui il leader turco atterrava a Fiumicino, arrivava la replica di Giorgia Meloni: “Per Erdogan quello che è successo a Macerata è un ‘attacco razzista contro l’Islam’. Il presidente turco è un bieco incantatore di serpenti – attaccava il presidente di Fratelli d’Italia – finora gli unici che hanno sparato e ucciso in Europa in nome della religione sono i terroristi islamici. Il governo e il Presidente della Repubblica pretendano le scuse dal nuovo sultano turco”.

Oggi, in una Roma blindata per l’occasione, Erdogan è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Nel corso dei “cordiali colloqui”, rende noto la sala stampa della Santa Sede, “sono state evocate le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della Comunità cattolica, dell’impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate. Ci si è poi soffermati sulla situazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo statuto di Gerusalemme, evidenziando la necessità di promuovere la pace e la stabilità nella Regione attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale”.

Erdogan, fortemente criticato a livello internazionale per i bombardamenti turchi sulla città curda di Afrin, in Siria, contro le milizie dell’Ypg, e isolato dalla maggior parte degli Stati europei (oggi l’Olanda ha ritirato l’ambasciatore ad Ankara), è il capo di Stato turco a recarsi in Vaticano da 59 anni. Dopo i 50 minuti trascorsi in Vaticano, Erdogan ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il capo del governo Paolo Gentiloni.

Negli stessi minuti nei giardini di Castel Sant’Angelo, presidiati con diversi blindati, iniziava la manifestazione contro la visita indetta dalla Rete Kurdistan Italia., cui hanno aderito tra gli altri Articolo 21, Rete No Bavaglio, Fnsi, Reporter senza frontiere, e altre organizzazioni per la libertà di informazione. Obiettivo della protesta “porre all’attenzione dell’opinione pubblica italiana i gravi abusi compiuti in Turchia dal fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, in particolar modo attraverso il controllo dell’esecutivo sulla giustizia e il generale degrado dello stato di diritto nel Paese – si legge sul sito di Articolo 21 – Decine di migliaia di persone sono state oggetto di una repressione arbitraria che continua a peggiorare e colpisce tutte le categorie della popolazione, tra cui i giornalisti, tra i 150 e i 170 sono attualmente detenuti”.

“Stato turco assassino“, “Boia Erdogan! Giù le mani dal Kurdistan“, “Erdogan = Turchia autostrada per i terroristi”, recitano alcuni tra gli striscioni esposti. In piazza 150 persone, oltre a bandiere e uno striscione con il volto di Ocalan, nonché diverse foto di bombardamenti e bambini feriti. “Grazie al popolo italiano che è accanto ai curdi – ha detto al megafono Rudi – vengo da Afrin dove stanno massacrando donne e bambini. Nessuno dice nulla. Il nostro cuore è ferito. E oggi il razzista Erdogan viene ospitato dal papa. Speriamo che il Pontefice gli dica di fermare questo massacro“.

Dopo che il leader turco ha lasciato il Vaticano, manifestanti e polizia sono entrati in contatto. Al termine della manifestazione un gruppo di partecipanti ha cercato di partire con un corteo non autorizzato verso San Pietro al grido di “vergogna, vergogna” e gli agenti in tenuta antisommossa li hanno caricati più volte. Un manifestante è rimasto ferito. Secondo quanto si apprende, le tensioni sarebbero scaturite dal tentativo, messo in atto da un gruppo di giovani provenienti dai centri sociali, di forzare il cordone di sicurezza della polizia.

“A seguito dell’aggressione violenta alle forze dell’ordine da parte di manifestanti a Castel Sant’Angelo, la manifestazione è stata ritenuta conclusa“, ha fatto sapere la questura. Due i fermati, mentre sono in atto identificazioni e riconoscimenti con l’uso delle immagini della polizia scientifica.  “Ecco la vostra democrazia – ha urlato una donna curda alle forze dell’ordine- noi siamo qui a difendere le nostre madri e i nostri figli. Oggi avete perso voi e anche il Papa. Il popolo curdo è qui a chiedere la pace. Avete perso l’umanità“.

Nel pomeriggio la tensione è tornata a salire e si sono verificati nuovi contatti tra le forze dell’ordine e i manifestanti, quando questi ultimi hanno chiesto di uscire dai giardini senza mostrare i documenti per essere identificati. “Vergogna, ci tenete in ostaggio”, hanno urlato i manifestanti.

L’altro tema che la vista del leader turco porta con sé è quello dell’ingresso di Ankara nell’Unione Europea. A Erdogan che ieri in un’intervista a La Stampa chiedeva di “rimuovere gli ostacoli artificiali che ci impediscono di entrare”, oggi replica Bruxelles: “Come già detto dal presidente Juncker, con la Turchia abbiamo relazioni molto importanti”, ma “bisogna essere in due per il tango”, ha detto un portavoce della Commissione europea. Il Paese si sta muovendo “in una diversa direzione” rispetto all’adesione all’Ue, “vediamo cosa ci riserverà il futuro”, ha proseguito.