La Procura di Milano manda a processo tre frati accusati di essere i responsabili di un “buco” da 20 milioni di euro nelle casse francescane. I magistrati Adriano Scudieri e Sergio Spadaro hanno disposto la citazione diretta a giudizio per appropriazione indebita per gli ex amministratori di tre enti dei Frati Minori, nell’inchiesta sulle speculazioni finanziarie di alcuni francescani. La richiesta della Procura, con cui i tre imputati vengono mandati direttamente a processo, segue la decisione del giudice per le indagini preliminari Maria Vicidomini, che aveva respinto la richiesta di archiviazione e disposto l’imputazione coatta per Giancarlo Lati, ex economo della Casa Generalizia, per Renato Beretta, ex economo della Provincia di Lombardia San Carlo Borromeo dei Frati Minori, e per Clemente Moriggi, ex economo della Conferenza dei ministri provinciali dei Frati Minori d’Italia.

Ora toccherà al Tribunale fissare la data dell’inizio del dibattimento. Le indagini erano scattate tra fine 2014 e metà 2015 con le denunce presentate dagli stessi tre enti dei Frati Minori, nelle quali già si segnalava che i tre frati avevano posto in essere “operazioni di investimento, promosse e gestite da un sedicente fiduciario-investitore, tale Leonida Rossi“, persona “sprovvista di qualsiasi autorizzazione per lo svolgimento di attività finanziarie” e che si sono “concluse con la mancata restituzione dei capitali investiti”. Rossi, 78 anni, italo-svizzero, dopo che era emerso il suo coinvolgimento nell’indagine si era impiccato nella sua villa a Lurago d’Erba, in provincia di Como, nel novembre del 2015.

20 milioni di euro distratti dalle casse dell’Ordine derivavano da lasciti, donazioni e affitti di immobili. Somme che un “sedicente investitore-fiduciario“, Rossi, aveva ricevuto per investirle in Svizzera, a tassi di interesse non inferiori al 12%. Ma, secondo la denuncia dei francescani, il broker non avrebbe poi restituito né capitale, né interessi, determinando in tal modo l’ammanco nella cassa dell’Ordine dei frati minori. I tre enti avevano denunciato “gravi irregolarità nella gestione finanziaria” tra il 2007 e il 2014 con “consistente e reiterato flusso di denaro, per un importo superiore a 24 milioni di euro, dalle casse degli enti verso conti correnti bancari ubicati in Svizzera nella disponibilità di Rossi”.