“Noi crediamo che l’isolazionismo non ci faccia andare avanti, crediamo che dobbiamo cooperare, che il protezionismo non sia la risposta giusta”. Dal forum di Davos, Angela Merkel attacca Donald Trump che, alla vigilia del suo arrivo al World Economic Forum, ha varato misure per l’imposizione di dazi su importazioni, a partire da lavatrici e pannelli solari. Un ‘richiamo’ sottolineato anche dal presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni notando che il motto ‘America First’ “non può significare che noi mettiamo in discussione l’intelaiatura di quelle relazioni commerciali che si sono rivelate estremamente utili per la crescita”.

“Oggi, cento anni dopo la catastrofe della Grande Guerra, dobbiamo chiederci se abbiamo davvero imparato la lezione della storia, e a me pare di no”, ha ammonito la cancelliera tedesca ricordando che “l’unica risposta è la cooperazione e il multilateralismo“. Nel suo intervento, Merkel ha sottolineato che nel mondo c’è troppo “egoismo nazionale” e che il motto scelto per il Forum, “creare un futuro condiviso in un mondo frammentato”, sia il messaggio “esattamente giusto” per 2018.

“Fin dai tempi dell’Impero Romano, fin dai tempi della Grande Muraglia cinese sappiamo che limitarci a rinchiuderci non aiuta“, ha aggiunto. I Paesi che lamentano relazioni commerciali non equilibrate, dunque, “dovrebbero andare alla ricerca di soluzioni multilaterali piuttosto che bilaterali”. Merkel ha quindi osservato la necessità per l’Unione Europea di rendersi protagonista di una politica estera più unita e più forte: “Dobbiamo assumerci maggiori responsabilità, dobbiamo prendere il destino nelle nostre mani”. Il riferimento della cancelliera tedesca era all’Ue si sia mostrata “troppo esitante” rispetto alle minacce dell’Isis, alle crisi in Africa e alla guerra in Siria.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Paolo Gentiloni che pur dicendosi rispettoso del “fatto che Trump sia stato eletto con l’idea di mettere l’America ‘first’ e che stia cercando di andare in quella direzione” ha sottolineato che “come europei e italiani, dobbiamo evidenziare il fatto che rispettare e proteggere gli interessi dei cittadini statunitensi, che è corretto, non può significare che noi mettiamo in discussione l’intelaiatura di quelle relazioni commerciali che si sono rivelate estremamente utili per la crescita”.