Alla fine si è arreso. Ma ci sono volute sei ore di trattativa perché l’ex muratore rumeno Marin Halarambie, di 59 anni, accettasse di spostare la sua auto dall’ingresso della storica sede di Veneto Banca a Montebelluna. Vi era arrivato il giorno di Natale per mettere in scena una personalissima protesta visto che il dissesto dell’istituto di credito gli è costato la perdita di circa 125mila euro. Aveva anche raccolto la solidarietà della gente, di tanti risparmiatori gabbati e di don Enrico Torta, il prete antiusura. Era diventato un simbolo, anche se in parte controverso, di migliaia di risparmiatori che hanno visto andare in fumo i loro soldi.

Alle 6 del mattino di sabato 20 gennaio si sono presentati in una piazza praticamente deserta i carabinieri con un ordine di sequestro firmato dal tribunale di Treviso. L’auto doveva essere spostata e i militi si erano muniti di un carro attrezzi per dare corso all’ordine che era stato richiesto da Intesa San Paolo, che ha rilevato Veneto Banca e le sue sedi. La protesta, infatti, oltre ad avvenire su una proprietà privata creava intralcio all’accesso dei clienti. Ma Halarambie ha opposto resistenza. Ha cominciato a urlare. Ha chiesto aiuto. Da un mese stava dormendo in auto. Se faceva freddo accendeva il riscaldamento. Mangiava all’interno dell’auto, anche perché è privo dell’uso delle gambe a causa di un incidente sul lavoro. Proprio per quella menomazione era stato risarcito con 800mila euro da una compagnia assicuratrice. Ma una parte del denaro l’aveva messo in azioni della banca. Con il restante si era comperato un appartamento in provincia di Padova e aveva aiutato i familiari in patria. Così ha perso quello che era destinato al suo mantenimento futuro, visto che è impossibilitato a lavorare.

I carabinieri avrebbero voluto portare via l’auto con il suo occupante. Poi è cominciata una lunga trattativa che si è conclusa solo poco dopo mezzogiorno. Il cittadino rumeno ha deciso di mettere fine a un braccio di ferro dall’esito segnato e ha spostato di sua volontà l’auto in un parcheggio nel piazzale retrostante la banca. Nel frattempo si era radunata una piccola folla che seguiva l’evolversi degli eventi, mentre parte della piazza era stata isolata dai carabinieri.

In queste settimane ha sempre dichiarato: “La macchina è la mia camera, il mio bagno e il mio salotto”. E a chi gli domandava quali fossero le sue richieste rispondeva: “Datemi le mie gambe oppure i soldi, so che le gambe non me le potete dare, allora datemi i soldi e me ne andrò. Non me ne vado fino a che non me li avrete dati”. E a chi gli faceva osservare che comunque un risarcimento da 800mila euro lo aveva intascato, rispondeva: “D’accordo, ho preso quei soldi, ma 450mila li ho spesi per comprare la casa a Ponte San Nicolò, con 200mila ho sistemato i parenti in Romania, 125mila li ho investiti in azioni di Veneto Banca e il resto è nel conto corrente. Perché dovrei dimenticarmi dei 125 e accontentarmi di quello che ho?”. Per questa aveva deciso di raggiungere Montebelluna nel giorno di Natale. Un giorno ha anche simulato il suicidio, mettendosi un laccio attorno al collo e appendendosi a un’inferriata. In quel momento erano presenti alcuni manifestanti anti-banca e lo avevano fermato.