L’11 gennaio a Giugliano in Campania, cinque fascisti di Forza Nuova hanno fatto irruzione in un incontro pubblico centrato sulla presenza dei rom sul territorio. Erano presenti membri della comunità rom, Nurja e Sabrina Severovic. Quando Sabrina ha preso la parola è stata apostrofata dai fascisti: “Dici di sentirti italiana e quindi, dimmi, conosci l’inno nazionale?”. “Sì”. “Ah sì? E allora cantalo”. La provocazione, agli ospiti e in particolare alla ragazza rom nata in Italia, la rivolge il responsabile di Forza Nuova a Napoli, per il quale “questa ragazza non è italiana, perché non può essere italiana, per il semplice fatto che non sa parlare italiano, non conosce l’inno d’Italia e di italiano non ha nulla”.

Il 15 Gennaio il candidato leghista alla presidenza della Lombardia, Attilio Fontana, proclama a Radio Padania l’esigenza di difendere la “nostra razza bianca”, in pericolo di estinzione di fronte all’invasione degli immigrati. Intanto bisognerebbe ricordare che sono di più gli italiani di “razza bianca” che lasciano l’Italia per avere lavoro e vita decorosi, rispetto a quelli di “razze inferiori” che la “invadono” per scappare da guerra e fame, per cui basterebbe offrire ai primi ragioni per rimanere per riequilibrare i conti. Poi se i “criteri d’italianità” fossero, oltre a conoscere l’inno d’Italia, saper parlare italiano potrebbe essere imbarazzante fare l’esame anche ai militanti di Forza Nuova.

Ma per me la domanda più importante e che mi angoscia è come mai, nell’Italia uscita con tanto dolore dalla guerra e dalla dittatura fascista, oggi si possano ascoltare cose del genere senza una reazione collettiva. Che conti si sono fatti con un passato non così lontano se oggi i “nuovi” fascisti sono i tutori dell’italianità e un candidato alla presidenza della Regione si infila il cappuccio del Ku-Klux-Clan?

Un commentatore del blog mi invita a leggere la Costituzione. Quando sono venuta in Italia, nel 1999, ho voluto diventare cittadina di questo Stato. Ho fatto domanda, dopo due anni ho giurato sulla Costituzione, con emozione e orgoglio. E non dimentico quello che mi ha dato questo Paese, e neppure quello che mi sono portata dal mio.

Il rispetto per la Legge prima di tutto, che pretendo da me e dagli altri. Dite che i rom rubano, sì, che portano i bambini a elemosinare, sì. Lo fanno, come molti altri e, come per gli altri, polizia e assistenti sociali devono intervenire. È strano che ci si chieda di dirlo, come se dovessimo fare un atto di fede. Certo, non siamo sempre innocenti, per questo non difendiamo l’indifendibile ma rifiutiamo la responsabilità collettiva, che tanto per cambiare era il criterio dei nazifascisti per motivare il genocidio.

Ma c’è anche da dire che alle denunce devono seguire i fatti e se questo non avviene mi domando perché. Per due volte ho denunciato abusi su minori rom. Non è successo nulla. Quanti di noi si sono sentiti dire alla domanda di intervenire in certi casi estremi “Sai quanto costa un minore in comunità? E’ inutile, tanto poi scappano“. Se l’applicazione della legge nei confronti dei rom è una causa persa perché dati per irrecuperabili, questa è una forma di antiziganismo, che può diventare alibi per chi sfrutta questa presunta incorreggibilità come i due poliziotti condannati un anno fa a 7 anni per aver spartito con una banda rom il bottino dei furti alla stazione centrale di Milano.

Quindi la Costituzione l’ho letta e mi piacerebbe che tutti non solo la leggessero ma, come ho fatto io, ci giurassero sopra, magari al compimento dei 18 anni, quando si possono esercitare i diritti civili che ci rendono compiuti cittadini. Ma soprattutto credo che questo valga per quelli più grandi e che dovrebbero essere i meno smemorati tanto più se ci vogliono governare.

A loro in particolare di questi tempi credo che sia utile chiedere di giurare sull’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Questo articolo per me, cittadina italiana di etnia rom, vuol dire: Noi rispettiamo la legge, voi rispettate le nostre gonne lunghe, le nostre pelli scure e anche i nostri sforzi e difficoltà in un percorso che non vogliamo fare da soli.