Per la prima volta gli scienziati hanno riscontrato una “riduzione del 20% dal 2005” del buco dell’ozono. La scoperta della Nasa è supportata da “prove dirette“: i risultati delle osservazioni sono stati resi noti il 5 gennaio. Una buona notizia dopo quelle sugli effetti che i cambiamenti climatici hanno avuto nel 2017. Grazie al satellite Aura in orbita dal 2004, gli scienziati hanno potuto monitorare e confrontare le dimensioni del buco dell’ozono: la riduzione è stata osservata in particolare nei mesi invernali dal 2005 al 2016.

Questo miglioramento è attribuito dalla Nasa al divieto internazionale di utilizzo dei clorofluorocarburi (i Cfc), i gas usati un tempo in frigoriferi e spray: “Vediamo molto chiaramente che il cloro dei CFC sta scendendo nel buco dell’ozono e che quindi si sta verificando una riduzione dell’ozono” ha spiegato Susan Strahan, scienziata dell’atmosfera del Goddard Space Flight Center e principale autrice dello studio. Già nel mese di settembre dello scorso anno la Nasa aveva registrato come le dimensioni del buco fossero le più piccole finora registrate.

L’ozono è un elemento essenziale dell’atmosfera terrestre: forma uno strato protettivo naturale ad alta quota che protegge dalle radiazioni ultraviolette dannose per l’uomo e le piante. Un buco in questo strato fu rilevato per la prima volta nel 1985 alla fine dell’inverno nell’emisfero australe. Da allora, si prese progressivamente consapevolezza dell’importanza di questo gas per la sopravvivenza del nostro pianeta. Così la comunità internazionale firmò il Protocollo di Montreal sulle sostanze dannose per lo strato, proprio per limitare l’utilizzo di composti dannosi per l’atmosfera. Posizione ribadita poi con altri trattati d’intesa in materia, come quello di Kyoto. Si calcola che entro il 2070 il buco avrà recuperato i livelli del 1980.