La storia insegna ma non ha scolari. E, per questo, è destinata a ripetersi. Così ricordava Gramsci. E, in effetti, oggi, dopo il 1989, assistiamo a un canovaccio che si ripete sempre lo stesso. La monarchia neoleviatanica del dollaro dichiara guerra a tutti gli Stati non allineati con il nuovo ordine mondiale atlantista post-1989. Lo fa a suon di bombardamenti etici, rivoluzioni colorate, imperialismo umanitario, esportazione missilistica della democrazia.

Nihil novi. Non bombarda mai, ovviamente, per fini meschinamente imperialistici: ma sempre e solo per i diritti umani violati e per la liberazione dei popoli, id est la loro annessione nell’open space del mercato planetarizzato sotto l’egida della talassocrazia atlantista. A volte lo storytelling implode, quando si scopre che, ad esempio, non v’erano armi di distruzione di massa in Iraq o armi chimiche in Siria. Ma intanto l’obiettivo neo-colonialistico è stato raggiunto e i cani da guardia a guinzaglio cortissimo del giornalismo aziendale possono distrarre agevolmente le masse ampiamente manipolate dallo spettacolo pornografico televisivo e giornalistico.

È quel che sta accadendo in Iran: in quell’Iran che è, ad oggi, uno Stato eroicamente resistente al mondialismo imperialistico. E che, come tale, già da tempo è stato designato come bersaglio privilegiato da parte della monarchia del dollaro e delle sue colonie asservite (Italia in primis, ovviamente). Le manifestazioni di piazza in Iran debbono essere lette secondo questa chiave ermeneutica. Come un’enorme rivoluzione colorata manipolata e volta non a liberare i persiani, bensì a integrarli nel mondo “libero”, cioè sotto dominazione Usa con ridefinizione della società come regno del libero costume e del libero consumo.

La Destra del Danaro, con i suoi bellatores, dichiara guerra agli Stati resistenti e non allineati con il neo-leviatanico ordine mondiale atlantista, perché essi costituiscono un ostacolo al progetto globalistico di inclusione neutralizzante del pianeta nel modello unico reificato e classista. La Sinistra del Costume, dal canto suo, anziché resistere e opporsi a queste pratiche in nome della leniniana lotta contro l’imperialismo, le legittima in nome dei diritti umani con bombardamento etico incorporato e della democrazia missilistica d’asporto. Dov’è finita, in effetti, la sinistra? Perché non lotta contro l’imperialismo, come fece Lenin? Perché non difende gli Stati resistenti al mondialismo capitalistico e anzi si adopera perché vengano invasi militarmente?

Così il pensiero unico liberal e cosmopolita si rivolge alle nuove generazioni anche in Occidente: scendete in piazza contro il burka e per la minigonna, contro gli Stati resistenti al globalismo e per l’imperialismo etico made in Usa, contro le forme etiche del limite e per più libertà tra le lenzuola. Ma soprattutto che non vi passi mai per l’anticamera del cervello di scendere in piazza per i diritti sociali e del lavoro che vi sono negati. Non vi passi mai per la testa di scendere in piazza per lottare in nome di un mondo diverso rispetto a quello della felicità alienata e a buon mercato che quotidianamente il capitale vi vende.

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