I signori delle autostrade se le ricorderanno a lungo e con estremo piacere le feste di Natale 2017. Dopo aver ricevuto il regalo miliardario dell’allungamento delle concessioni, ora i padroni del casello, i Benetton, i Gavio, i Toto e gli altri, si vedono recapitare sotto l’albero un altro bel pensiero dal governo di Paolo Gentiloni, dal segretario del partito di maggioranza, Matteo Renzi, e dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Il nuovo cadeau è l’approvazione di un emendamento alla legge di Bilancio che permette ai concessionari di moltiplicare ulteriormente gli strepitosi guadagni ottenuti al casello facendosi in casa, con le proprie aziende, una bella quota dei lavori di manutenzione senza dover ricorrere alle gare, cioè senza dover competere con altri, circostanza che per gli stessi concessionari è come il drappo rosso per il toro.

Tecnicamente la faccenda è conosciuta come la questione dell’in house e tiene banco da mesi tra gli addetti ai lavori. Nella primavera di due anni fa fu approvato il Codice degli appalti che regolava in maniera nuova la spinosa questione stabilendo che le concessionarie avrebbero potuto riservare in house solo una quota del 20 per cento del totale dei lavori autostradali. Apriti cielo! Come se avessero subito un affronto i signori delle autostrade fecero fuoco e fiamme per sterilizzare la norma: chiesero e ottennero una sospensione del provvedimento valida per 2 anni. Nel frattempo, in via transitoria, fu stabilito restasse in vigore la vecchia ripartizione: 40 per cento in house, 60 a gara. I 2 anni stanno però scadendo, le elezioni sono alle porte e previdenti i Benetton e i Gavio hanno deciso di giocare d’anticipo non volendo correre il rischio di dover trattare una faccenda così delicata con i nuovi inquilini di palazzo Chigi che magari possono rivelarsi meno malleabili e docili degli attuali.

Spalleggiati dal governo, da Renzi e dai sindacati si sono fatti approvare l’emendamento sull’in house che cancella l’inopportuna, dal loro punto di vista, norma del Codice degli appalti e cristallizza il regime transitorio. D’ora in avanti la ripartizione 60 per cento a gara e 40 in house è valida in forza di legge e per evitare trucchi un altro emendamento alla manovra impone che a vigilare sul rispetto delle percentuali sia l’Anticorruzione di Raffaele Cantone. I concessionari brindano pensando ai fatturati con utili incorporati per le loro aziende di costruzione: Itinera, Abc, Sicogen, Sea, Interstrade, Sina della famiglia Gavio e Pavimental e Spea di Autostrade per l’Italia (Benetton).

Anche Renzi è felice perché può dire di aver rispettato un impegno solenne preso durante il tour in treno per l’Italia parlando con i lavoratori delle concessionarie autostradali a Casale Monferrato, terra dei Gavio. Pure i sindacati sono contenti perché possono sostenere di aver salvato il lavoro di 3mila dipendenti di quelle aziende. Cgil e Cisl si sono battuti come leoni con manifestazioni e scioperi a fianco dei signori delle autostrade e si sono spesi sorvolando sulla circostanza che a fronte di 3mila lavoratori tutelati dal nuovo provvedimento approvato in Parlamento ce ne saranno altrettanti, se non di più, relegati in una condizione di serie B in quanto dipendenti delle ditte tagliate fuori dalla concorrenza, costrette a restare a bocca asciutta.

Secondo una stima di Finco, la Federazione che raggruppa le industrie delle opere specialistiche per le costruzioni, per questa platea di imprese, che è solo una parte del mondo più vasto delle centinaia di aziende di ogni dimensione dedite alle manutenzioni stradali, l’emendamento sull’in house significa una potenziale riduzione del mercato di circa 1 miliardo e 200 milioni di euro l’anno. L’Ance, Associazione dei costruttori, calcola che il totale dei lavori sottratti al mercato sia circa 15 miliardi di euro, 12 dei quali relativi a interventi delle società controllate dal gruppo Autostrade per l’Italia, e 2,7 miliardi ad interventi delle società del gruppo Sias (Gavio). Finco ha combattuto inutilmente la battaglia contro l’emendamento a fianco dell’Ance che tra i suoi associati annovera anche i concessionari autostradali.

Lo scontro tra questi ultimi che difendevano la riserva dell’in house e i capi delle altre aziende che volevano fosse garantita la concorrenza è stato durissimo e uno dei più influenti signori delle autostrade, Gavio, ha sbattuto la porta e si è dimesso. Con una dichiarazione polemica nei confronti dei concessionari e dei sindacati il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, ha ricordato che “l’emergenza occupazionale dell’edilizia non si affronta sottraendo mercato alle imprese stremate dalla crisi. Non ci sono imprese di serie A e di serie B”. Secondo uno studio dell’Ance i lavori sottratti alla concorrenza ammontano a 15 miliardi di euro.