Davvero non si può dire che, in tema di diritti civili, questo Parlamento e il Pd non meritino approvazione e stima. Molte sono le norme divenute leggi dello Stato e che attengono alla nostra vita, alla libera scelta di ciascuno, alla dignità che deve assistere ogni nostro passo, fino alla fine dell’esistenza. Ma sappiamo che ogni diritto – all’apparenza assoluto e pieno – sa essere diseguale. La nostra condizione economica, il nostro status sociale, la capacità di conoscere, di sapere e semmai di resistere sono presupposti essenziali affinché ogni diritto sia vero.

E questo Parlamento, che con la mano sinistra ha consegnato alla società diritti sacrosanti, con la destra ha ridotto le basi perché essi siano pienamente esercitati. Il lavoro oggi fa sempre più rima con sfruttamento, la buona salute è il risultato della ricchezza familiare, la pensione pare oramai il privilegio di una generazione. Lo spreco e la corruzione restano un indiscutibile esercizio di potere, la politica un bonus per pochi intimi, le pari opportunità un effetto ottico, persino la modernità tecnologica è nelle mani di un monopolio inattaccabile, al quale nemmeno le tasse sono richieste.

Perciò i diritti, compresi quelli di civiltà, si perdono se si è più poveri e più deboli. E questo il Parlamento non lo sa. Oppure se lo sa non lo dice.

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