Ora che è stato deliberato anche il bonus nonni, un aiutino al parente che assiste il patriarca in difficoltà, è stato completato l’intero arco delle generazioni e delle funzioni. Bonus bebè se nasci, bonus diciottenne se cresci, bonus scuola se insegni, bonus lavoro (gli ottanta euro, ma a certe condizioni) se lavori (ma a certe condizioni).

Tutte decisioni che prese alla lettera sono anche condivisibili. E’ la parola però a inquietare. Perché il bonus ha il sapore di una elargizione, l’una tantum che non ti assiste né ti solleva eppure riconosce le tue difficoltà. Le riconosce ma non le trasforma in un diritto universale, le tiene sospese nell’occasione del momento, pochi spiccioli e a tempo determinato.

Viviamo nella società in cui i diritti svaniscono e la vita corre sempre più sui binari della fortuna. Se siamo fortunati, se abbiamo il reddito giusto, gli anni giusti, il lavoro giusto, il nonno giusto, quel piccolo bonus è nostro. Altrimenti ne saremo esclusi e ci toccherà – da sfigati – militare nella squadra del malus.

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