La gara per il nuovo mega-terminal che dovrebbe fare da motore per il rilancio del porto di Livorno resta deserta nonostante cinque proroghe e un’attesa vana di oltre un anno e mezzo. Così la Regione Toscana è costretta a cambiare rotta, rivedere il progetto e scrivere un nuovo bando: l’opera costerà 662 milioni contro gli 862 della prima ipotesi e sarà realizzata “in 5 anni anziché 9”, quindi entro il 2022. “Avevamo ragione noi” dicono i Cinquestelle che dal 2015 si sono battuti – con il sindaco Filippo Nogarin in testa – per una versione “più leggera” della struttura della darsena. Ma la Regione assicura che non c’è nessun ridimensionamento perché il terminal sarà solo ruotato, ma avrà la stessa superficie. “Il M5s falsifica la realtà – dice il consigliere regionale Pd Francesco Gazzetti – Gli atti dicono chiaramente che i grillini la Darsena Europa non l’hanno mai voluta. La revisione? Nessuna previsione sbagliata: le nuove normative su dragaggi e appalti permettono di risparmiare e velocizzare i tempi, giusto dunque sfruttarle”.

Bando revocato dopo cinque proroghe
Il progetto Darsena Europa prevede la realizzazione in project financing di un maxi-terminal contenitori che secondo l’Autorità portuale dovrebbe garantire al porto una capacità aggiuntiva di circa 700mila teu (“nel 2016 lo scalo ha movimentato circa 800mila teu di container”). Il bando per la sua realizzazione è apparso in Gazzetta Ufficiale nel gennaio 2016. Il costo era stimato in oltre 860 milioni di euro, di cui 326 messe a disposizione dal partner privato: il resto sarebbe stato garantito da Autorità portuale (289 milioni), Regione (200) e Cipe (50). Ma all’invito di presentazione delle manifestazioni d’interesse sono seguiti solo 5 avvisi di proroga. Così, alla fine, a luglio il bando è stato revocato.

Ministero, Regione e Authority continuano però a ritenere “vitale” la nuova darsena. A giugno l’annuncio del governo: il bando sarà rivisto per via delle “innovazioni normative” introdotte negli ultimi due anni in tema di dragaggi e appalti. “Questi cambiamenti – scrive il ministero – offrono un’importante opportunità di rilettura di alcuni significativi aspetti del progetto al fine di ridefinirne modalità e tempi di realizzazione”. Ancora non è chiaro quando verrà presentato il nuovo bando per la realizzazione del maxi terminal: nel frattempo lo scorso ottobre viene però trasmessa all’Unione Europea la gara a base d’asta 3 milioni di euro per la progettazione delle opere foranee e delle attività di dragaggio.

La Piattaforma Europa (di cui la Darsena Europa rappresenta solo lo step iniziale) rappresenta il “cuore” del nuovo piano regolatore portuale approvato a inizio 2015 grazie ai voti di PdForza Italia e della lista civica Buongiorno e del solo sindaco M5s Filippo Nogarin per evitare un conflitto istituzionale con Firenze. Il resto della maggioranza dei Cinquestelle, invece, si astenne (due soli consiglieri grillini votarono No).

Rossi: “Nessun ridimensionamento”
Il progetto revisionato prevede il via ai lavori entro il 2018 con un costo di 90 milioni per i dragaggi, 94 per le dighe, 77 per le banchine, 23 per gli impianti e 183 per i piazzali. Il risparmio rispetto al progetto precedente è di circa 200 milioni. La banchina avrà una lunghezza di 1200 metri contro i 900 del progetto superato e una profondità – annoso problema dello scalo di Livorno – che da 16 metri potrà spingersi fino a 20. Il terminal si estenderà su una superficie di 62 ettari e avrà una capacità di 1,6 milioni di teu: “Nessuna ‘darsenetta’ e nessun ridimensionamento – afferma Rossi – ma una struttura altrettanto e anzi ancor più competitiva”. Una posizione che il governatore – spiegano al FattoQuotidiano.it dallo staff di Rossi – mantiene ancora oggi con grande convinzione.

Nogarin: “Fine del progetto faraonico”
Tra chi esulta ora c’è lo stesso Nogarin: “Finalmente il progetto faraonico che non è mai riuscito a decollare è stato mandato in soffitta in favore di uno meno impattante. Avevamo ragione noi quando due anni e mezzo fa abbiamo sostenuto la necessità di rivedere la Darsena Europa al ribasso”. Edoardo Marchetti – consigliere di maggioranza ma uscito dal M5s in polemica con il trasferimento di Lemmetti a Roma – dice insomma che Regione e Pd hanno fatto perdere 3 anni e mezzo alla città con il “megalomane progetto” della Piattaforma Europa oggi “definitivamente riposta in un cassetto, giudicata economicamente insostenibile e derubricata a darsena light”. Un “grande bluff”, spiega, sul quale “ci vorrebbe una riflessione della Corte dei conti”.

Pd al contrattacco: “M5s da sempre contrario”
Federico Bellandi, segretario comunale Pd, passa al contrattacco: “Se fosse stato per il M5s non ci sarebbe stata nessuna darsena, né light né heavy. Se fosse stato per i grillini il Piano regolatore portuale del 2015 che prevede appunto la realizzazione della Darsena Europa non sarebbe mai stato approvato: la maggioranza di loro si astenne e in due votarono contro”. Poi ironizza: “Nogarin in quei giorni disse trionfalmente che avrebbe prodotto uno studio alternativo al progetto: lo stiamo sempre aspettando”. Per Gazzetti, consigliere regionale democratico, quella del M5s è una “posizione buffa e imbarazzante” perché “vorrebbe far credere di essere il primo sostenitore della Darsena Europa: gli atti parlano chiaro, quest’opera non l’hanno mai voluta”.