Quasi 100mila euro di rimborsi spese in due anni e mezzo, anche per bollette telefoniche del suo studio privato di avvocato e del cellulare, taxi, pranzi e cene in ristoranti della sua città. Tra cui oltre 10mila euro chiesti come rimborso chilometrico “forfettario“, anche se Italia Nostra da regolamento paga solo i viaggi in treno o in aereo in classe economica e 9.252 “in assenza di idonea documentazione“. Infine la firma – nella veste di presidente – di una conciliazione da 50mila euro con la moglie, licenziata poco prima dall’associazione per “contrazione delle risorse economiche”. Per far fronte all’esborso è stato necessario vendere per 840mila euro un immobile che la onlus aveva ricevuto come lascito. Sono alcune delle contestazioni che il consiglio direttivo dell’associazione per la tutela dei beni culturali, come rivela Repubblica, muove all’ex presidente Marco Parini. Di cui è stato chiesto il deferimento al Collegio dei probiviri.

Parini, avvocato, docente di Legislazione dei Beni culturali alla Cattolica ed ex assessore comunale alla Cultura di Milano con i sindaci socialisti Pillitteri e Borghini, si è dimesso lo scorso maggio dopo cinque anni da presidente ma è ancora nel direttivo. Stando ai bilanci e ai documenti ufficiali, scrive il quotidiano romano, tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017 ha ottenuto 93.455 euro di rimborsi spese all’associazione, i cui vertici secondo lo statuto prestano servizio a titolo gratuito visto che “tutti i proventi devono essere destinati esclusivamente al suo funzionamento”.

C’è poi la contestazione sul licenziamento della compagna Daniela Fassina, a cui è stata riconosciuta una ricca buonuscita. Ciliegina sulla torta, gli altri consiglieri rilevano come Parini nel 2014 abbia costituito una società, Cultura valore srl, che ha scopi coincidenti con quelli di Italia Nostra – “fornisce consulenza e assistenza legale, tecnica e gestionale, progetti e programmi di valorizzazione per beni culturali e paesaggistici”, recita il sito – e le cui attività sono pertanto in “palese conflitto di interessi” con quelle dell’associazione. Parini dal canto suo risponde sostenendo che si tratta del “frutto di una scalata al potere fatta da chi ha trovato una scusa perché non vuole più fare progetti e propugna una linea polemica e aggressiva, di continua opposizione al governo. Se le accuse continueranno porterò le carte di fronte a un giudice”.