Da una parte c’è una fondazione che accusa il Comune di Sesto San Giovanni di non volersi più occupare di 22 famiglie in difficoltà, scomode, costose. “Fanno finta che queste persone non esistano”, spiegano da Progetto Arca. Dall’altra parte c’è la nuova amministrazione del comune lombardo, che ribatte che quella in vigore con la onlus era una convenzione irregolare, che non poteva proseguire. In mezzo ci sono 101 persone, di cui 56 minorenni, che stanno per finire in mezzo alla strada. E che formalmente sono diventati dei senza fissa dimora, essendogli stata cancellata la cittadinanza sestese.

Tra il Comune di Sesto, cittadina dell’hinterland milanese, e Progetto Arca, fondazione che dal ‘94 si occupa di povertà e integrazione, era in vigore da due anni una convenzione che prevedeva che la onlus desse alloggio ad alcune famiglie sestesi in condizioni di povertà, offrendo loro anche un supporto psicologico e burocratico. Si tratta perlopiù di famiglie straniere, alcune con disabili a carico. Hanno due, tre, quattro figli. Il contratto era stato stipulato dalla precedente amministrazione a guida Pd nell’estate 2015, quando il Comune si era trovato ad alloggiare queste persone in albergo per mancanza di case popolari disponibili.

Il contratto è scaduto il 30 settembre. Due giorni prima la fondazione è venuta a sapere che la nuova giunta di centrodestra, insediata a giugno, non l’avrebbe rinnovato. “Abbiamo cercato in ogni modo di contattare la nuova amministrazione – racconta il presidente di Progetto Arca, Alberto Sinigallia – Facevamo una telefonata al giorno e abbiamo mandato una ventina di email certificate, ma il Comune si è dileguato e si è completamente disinteressato delle sorti di queste famiglie”. Ad oggi, spiega il presidente, non sono ancora riusciti a parlare con il sindaco. E le 101 persone rimangono nel limbo: dal 30 settembre sono ospitate gratuitamente dall’associazione, ma la situazione è insostenibile.

Dal municipio, tuttavia, replicano annunciando battaglie legali. “La convenzione tra la vecchia amministrazione e Progetto Arca era irregolare – spiega il neo sindaco Roberto Di Stefano (Forza Italia) – Nonostante fosse un progetto da centinaia di migliaia di euro, l’assegnazione era stata fatta senza gara pubblica e senza passare dalla giunta”. Il primo cittadino di Sesto la definisce maliziosamente una procedurainusuale”. “Per questo non abbiamo rinnovato il contratto e abbiamo subito sospeso i pagamenti alla fondazione – prosegue di Stefano – Come mai nessuno se n’era accorto? Non lo so. Noi abbiamo provveduto a denunciare la cosa alle autorità competenti”.

Ma la minaccia di carte bollate arriva anche da Progetto Arca. L’aspetto più grave della vicenda, spiegano dalla fondazione, non è il mancato rinnovo del progetto. È che alle 22 famiglie coinvolte è stata tolta la residenza a Sesto. Ciò significa che non risultano più a carico del Comune. Con la cancellazione della residenza, infatti, decadono anche i diritti civili e sociali, compresi l’assistenza sociale e la possibilità di richiedere un alloggio popolare. Secondo Progetto Arca, per fare questo l’amministrazione ha usato un trucchetto. “A fine settembre i messi comunali sono stati mandati nelle case dove le famiglie abitavano prima di trasferirsi da noi. Non trovandole, ne hanno decretato l’irreperibilità anagrafica”, spiega il presidente Sinigallia. “Nessun giochetto”, replica il Comune. “Queste persone non dovevano essere a carico nostro fin dall’inizio – spiega il sindaco Di Stefano – Avevano perso la residenza già da due o tre anni, alcuni per irreperibilità e altri per scadenza del permesso di soggiorno”. Eppure i certificati di cancellazione della residenza sono datati ottobre 2017.

La fondazione sta aiutando le famiglie a procedere per vie legali. “Se il Comune non si prenderà le sue responsabilità e continuerà a far finta di nulla – prosegue Sinigallia – ricorreremo al Tar”. Le cento persone ospitate dalla fondazione sono state avvisate della situazione. Sanno che, se non si troverà un altro partner o una soluzione di diverso tipo, a breve si ritroveranno senza una casa. E senza quell’assistenza sociale che almeno prima avevano. “Speriamo che qualcosa si smuova – si augura Sinigallia – Queste persone esistono e devono riprendersi i loro diritti”.