Il presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier frena la richiesta di andare alle urne dopo il flop dei negoziati di Angela Merkel per la coalizione con Fdp-Verdi. E fa appello alla responsabilità dei singoli partiti politici. La Germania, fin dagli anni Sessanta laboratorio di grandi coalizioni, si trova in uno stallo all’italiana. La cancelliera, che a due mesi dal voto si trova ancora senza governo, ha avuto un colloquio con il presidente che però non ha portato a nessuna soluzione, almeno nell’immediato è stata infatti scartata l’ipotesi di tornare al voto. La Merkel in serata ha ribadito all’emittente Ard che preferisce andare a nuove elezioni, piuttosto che optare per un governo di minoranza. E alla domanda se si è parlato di sue dimissioni ha replicato: “No, serve stabilità”.

E’ fallita infatti l’ipotesi di un governo “Giamaica”, come era stata battezzata la possibile coalizione tra Csu-Cdu, liberali dell’Fdp e Verdi, dopo il no alla mezzanotte di domenica del giovane leader Fdp Christian Lindner. Uno stallo che aveva fatto pensare, nelle scorse ore, che il ritorno al voto sarebbe stato imminente. Il resto d’Europa non si aspettava dalla locomotiva economica dell’area euro non si aspettava questo stallo, tanto che hanno fatto sapere di essere preoccupati per le evoluzioni.

Per il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier non è possibile “tornare semplicemente agli elettori”. Il capo dello stato federale tedesco ha detto oggi di attendersi “da tutti la disponibilità a parlare in modo da rendere possibile la formazione di un governo”. “Otto settimane dopo le elezioni generali non si è ancora arrivati ad un risultato nei colloqui per la formazione di un governo. Ci troviamo in una situazione che non si è mai verificata nella storia della Germania, in quasi 70 anni”, ha affermato Steinmeier dopo aver concluso l’incontro con la cancelliera Angela Merkel. “Formare un governo è sempre stato un processo difficile”, ha sottolineato il presidente federale ricordando che l’elettorato ha affidato ai partiti questa responsabilità, “una responsabilità che non si può escludere facilmente né si può semplicemente riaffidare all’elettorato”. “Questo è il momento in cui tutti coloro che sono coinvolti dovrebbero tornare a riflettere sulle proprie posizioni e decisioni. Questa responsabilità – ha aggiunto – non riguarda solo l’elettorato del proprio partito. Mi aspetto da tutti la disponibilità a parlare“. Steinmeier ha quindi annunciato per i prossimi giorni incontri con tutti i partiti politici che hanno negoziato finora – Cdu, Csu, Fdp, Verdi – nel tentativo di individuare una soluzione alla situazione che sta vivendo il paese. Ma si riunirà anche con coloro con i quali in base ai numeri sarebbe possibile governare, ossia i socialdemocratici. “La preoccupazione è forte, dentro come fuori dal nostro paese”, ha detto.

I partner europei attendevano peraltro l’insediamento del nuovo esecutivo tedesco per prendere decisioni sul rilancio del progetto comune dopo la Brexit e sul completamento dell’unione bancaria, a cui manca il tassello cruciale della garanza unica sui depositi a cui proprio Berlino si è sempre opposta. Ora “sarà difficile prendere decisioni importanti” a livello Ue, ha commentato il ministro degli Esteri olandese Halbe Zijlstra a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles. Non è un caso se lunedì mattina tutte le Borse del Vecchio continente hanno aperto la seduta in rosso, per poi virare in territorio appena positivo. Il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas si è affrettato a dire che le istituzioni comunitarie confidano “che il processo costituzionale tedesco fornirà la base per la stabilità e la continuità, che sono il marchio di fabbrica dei governi tedeschi”. Per questo “non speculiamo oggi su qualsiasi verosimile o inverosimile impatto” questo possa avere sulla riforma dell’eurozona e altre politiche Ue, ha aggiunto.

Lindner ha sancito lo stop dei negoziati nella notte sostenendo che “sono stati messi in discussione impegni specifici” e “è meglio non governare che farlo nel modo sbagliato”. Merkel si è detta convinta che “si sarebbe potuto trovare il filo per arrivare a una soluzione”. Le trattative sono state fin dall’inizio difficili su molti fronti, dalle politiche ambientali a quelle fiscali. E si sono arenate sul nodo dell’accoglienza ai migranti, con la Csu che chiedeva un tetto di massima a 200mila profughi l’anno e spingeva, insieme ai liberali, per un prolungamento oltre il marzo 2018 dello stop ai ricongiungimenti familiari per i profughi che hanno la cosiddetta protezione sussidiaria. I Verdi erano contrari alle limitazioni. “Christian Lindner ha annunciato una mancanza di fiducia fra i partiti. Non possiamo fare altro che prenderne atto”, ha detto Juergen Trittin, uno dei negoziatori di punta dei Verdi. “Verdi Cdu e anche Csu, tutti noi, insieme, siamo rimasti insieme un po’ scioccati e indignati“.

Il timore è che nuove elezioni vedano rafforzarsi il voto di protesta e i populisti, dopo che già a settembre l’estrema destra di Alternative für Deutschland è entrata in Parlamento diventando la terza forza del Paese con 92 deputati su 709. L’Afd ha il “vento in poppa”, ha sostenuto il portavoce del partito della destra oltranzista tedesca, Joerg Meuthen, dopo il fallimento dei colloqui esplorativi definito “una notizia felice“. Nel caso di nuove elezioni il partito, secondo Meuthen, “potrebbe contare su una crescita ulteriore”. “La stabilità economica ha bisogno di stabilità politica”, ha detto dal canto suo il presidente della Confindustria tedesca, la Bdi, Dieter Kempf. “La Germania deve essere in grado in futuro di confrontarsi con crisi mondiali, con la necessità di riforme in Europa, e pressanti investimenti nell’industria tedesca. Per tutto ciò è necessario molto più di un governo ad interim”, ha continuato. Il presidente dell’unione delle Camere di commercio, Eric Schweizer, ha spiegato che “per l’economia tedesca il fallimento dei colloqui esplorativi è una grande delusione. Si è persa una chance di superare le barriere ideologiche”.