“Non sono andato all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Camerino perché ho preferito restare in ufficio a lavorare visto che nei prossimi giorni dovrò spiegare ai miei concittadini che le casette non arriveranno nemmeno per Natale”. Giuliano Pazzaglini è il sindaco di Visso, un tempo 1.100 abitanti, oggi una cinquantina di irriducibili che vivono in roulotte. Gli altri residenti sono ancora tutti negli alberghi in attesa che le aree per le soluzioni abitative di emergenza vengano ultimate. Lui e i primi cittadini di Ussita, Monte Cavallo, Bolognola, Fiastro, Valfornace e molti altri hanno voltato le spalle al premier Paolo Gentiloni presente lunedì alla cerimonia inaugurale del 682esimo anno accademico. Hanno scelto di non partecipare all’evento. I sindaci sono arrabbiati. Non ne vogliono più sapere di parole. Vogliono vedere i fatti soprattutto ora che siamo alle porte della stagione fredda.

“Per un mese mi sono recato tutti i giorni nelle aree dove dovrebbero essere realizzate le casette per valutare i progressi e ho maturato la certezza che per il 25 dicembre non ne consegneranno nessuna continuando così. Mi ero fidato delle rassicurazioni ricevute e a sua volta le avevo date ai miei concittadini ma ora dovrò informarli che non ci saranno novità”, spiega Pazzaglini. Visso è uno dei comuni più colpiti. Si parla di Amatrice e Norcia ma anche in questa realtà l’80 % della popolazione è ancora evacuata e il 90% del patrimonio edilizio danneggiato.

“Tutti hanno problemi, noi li abbiamo tutti: chiusura delle strade, mancanza d’acqua e altro ancora. Fin dalle prime settimane dopo il sisma abbiamo individuato un nucleo di case agibili e circa 50 persone non se ne sono mai andate; sono soprattutto allevatori”, continua. Il sindaco punta il dito contro la burocrazia, contro una legge che ha permesso di appaltare i lavori a ditte esterne: “Qui c’è un’impresa di Napoli che il venerdì pomeriggio smette di lavorare. Capisco la necessità degli operai ma stanno operando per la più grossa emergenza che questa area abbia mai subito. Fanno meno ore di un barista, di un benzinaio o di un infermiere”.

L’atto di accusa è rivolto soprattutto a chi ha governato il processo di ricostruzione: “Lei sa che per far partire un’area di soluzione abitativa d’emergenza erano necessari nove passaggi istituzionali?”. L’iter prevedeva che i comuni dovessero segnalare l’area e la Regione la valutava; se ritenuta idonea la stessa incaricava una società esterna per la realizzazione del layout; quest’ultimo doveva essere approvato dai Comuni. A quel punto la Regione incaricava una società esterna per la realizzazione del progetto che era validato dall’Erap di Pesaro prima di passare nelle mani di quello  di Macerata per indire la gara. “Per avere la validazione – spiega Pazzaglini – dell’area di via Cesare Battisti a Visso abbiamo dovuto attendere un mese. La speranza era che partissero i lavori ma la mancanza di personale del Consorzio Arcale, incaricato di consegnare le casette, ha causato ritardi”. A Visso ne aspettano 230 che devono essere montate in sette zone diverse.

“Ho fatto tutto quello che potevo: dalla chiacchierata a quattr’occhi con gli assessori regionali, al responsabile nazionale della protezione civile. Sono stato a Roma alla manifestazione. Se fossimo stati incaricati noi comuni le avremmo già terminate grazie a gare affidate ad imprese locali e allo snellimento della burocrazia”, sostiene il sindaco di Visso.

D’accordo con lui Pietro Cecoli, primo cittadino di Monte Cavallo. Lui le casette, una decina, le ha avute in estate ma è solidale con tutti gli altri sindaci dell’area e lunedì all’Università non è andato: “Qui ci conosciamo tutti. I cittadini dei paesi vicini è come se fossero parte del mio paese. Non posso certo dimenticarmi di loro solo perché ho avuto le casette. Nelle nostre zone è già nevicato. Da giorni piove. Con questa situazione climatica nei cantieri hanno smesso di lavorare. Non si affronta un problema come il nostro con lassismo e faciloneria. Ci voleva una legge speciale. La gente – racconta Cecoli – dovrà passare un altro inverno in hotel con dei costi che vanno a gravare sulla ricostruzione. Lunedì all’Università erano presenti solo quindici sindaci. Gentiloni si sarà accorto della nostra assenza? Non credo gli interessi. Lui come altri si sono scordati i problemi della gente”.