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Di cultura non si vive. E dalla Sicilia si emigra - 7/7

La disoccupazione record, i troppi dipendenti pubblici, il pasticcio delle province e gli otto miliardi di debiti. E poi i fondi europei, l'export che non è fatto di arance e cannoli ma sopratutto di petrolio e derivati, l'emigrazione. Ma anche i musei e i templi invidiati da tutto il mondo ma solo sulla carta visto che sono gestiti in perenne passività. Ecco i dossier incandescenti che si troverà sul tavolo il futuro governatore dell'isola
Di cultura non si vive. E dalla Sicilia si emigra
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Di cultura non si vive. E dalla Sicilia si emigra

Renzi alla Valle dei Templi nel 2016

E se di fondi europei in campagna elettorale parlava Luigi Genovese (il figlio di Francantonio, condannato proprio per l’utilizzo che faceva dei fondi di Bruxelles) è curioso come in una campagna elettorale lunga ben tre mesi quasi nessuno abbia perso tempo a parlare dei beni culturali della Sicilia. O meglio a ogni leader nazionale – da Salvini a Di Maio – che varcava lo Stretto era tutto uno spellarsi le mani per i Templi di Agrigento, per i musei, per i teatri di Selinunte, Segesta, Siracusa. Nessuno che avesse una mezza idea su come farli vivere quei luoghi. Oggi in Sicilia su 130 siti architettonici quanti sono quelli che riescono a finanziarsi con la vendita dei biglietti? Tre: la Valle dei Templi, Selinunte e i Giardini di Naxos. Gli altri si dividono tra quelli che sono completamente gratuiti (54) e quelli che hanno un biglietto medio sotto i 4 euro (32). In questo modo su 2,9 milioni di persone che hanno visitato le bellezze storiche della Sicilia nel 2016, più della metà – e cioè 1,5 milioni – è entrata gratis. Certo l’incasso è stato di 23 milioni, un dato molto migliore rispetto all’anno precedente (+13%), ma ancora molto lontano dai 41,7 milioni guadagnati dalla Campania.

E se il carburante culturale dell’isola non trova posto nei programmi di quasi nessuno tra i 5 candidati governatore, dalle parti di Musumeci è diventato praticamente costante il riferimento all’emergenza immigrazione. Un tema cavalcato da Matteo Salvini, il leader della Lega che ha trascorso quasi dieci giorni sull’isola, ma che dovrebbere essere l’ultimissimo dei problemi del futuro presidente. Sissignore: nella regione di Lampedusa, degli sbarchi continui tra marzo e settembre e del centro per richiedenti asilo di Mineo, la vera emergenza oggi non è certo l’immigrazione. Al contrario, oggi l’isola sta vivendo il dramma opposto: l’emigrazione. Dalla Sicilia la gente è tornata ad andare via, come negli anni ’60. Lo certifica il rapporto della fondazione Migrantes: nel 2016 si sono iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero 11.501 siciliani, il 17,1% in più rispetto al 2015. Lo stesso anno in cui secondo lo Svimez erano emigrati – in altre Regioni d’Italia o all’estero – 21mila siciliani: e almeno uno su quattro era in possesso di una laurea. In totale i siciliani iscritti all’Aire sono 744.035, quasi uno ogni sei, più di tutte le regioni italiane. C’è il mare, c’è il sole, ci sono i beni culturali, i teatri romani e i templi greci, le spiagge, le arance e i manderini ma alla fine l’isola è prima soprattutto in una classifica: quella delle persone che vanno via.

Twitter: @pipitone87

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