Si sono incatenati a un pino all’ingresso del cantiere navale che li ha appena licenziati. Sotto la pioggia, per ore. Ma nessuno si è affacciato per parlare con loro. È accaduto questa mattina a Marina di Carrara. Piero De Luca e Stefano Zanetti facevano gli operai alla Nuovi Cantieri Apuania, azienda già finita nelle cronache per i casi di asbestosi, malattia mortale legata all’amianto. L’azienda nel 2012 era passata alla Tecnomar, che fa capo alla Italian Sea Group, marchio leader nella costruzione di yacht di lusso. La nuova proprietà aveva piazzato i vecchi operai in portineria. E ora li ha licenziati perché non sanno l’inglese e non hanno il porto d’armi, requisiti necessari per soddisfare i nuovi clienti, armatori di yacht deluxe.

“Potevano farci formazione loro, invece ci hanno licenziato. Io con l’inglese me la cavo, mi hanno licenziato senza neppure accertarsi se avevo i requisiti. Devo pagare 800 euro al mese di mutuo e oggi mi ritrovo in mezzo alla strada” rivela a ilfattoquotidiano.it Stefano Zanetti, 54 anni, ex motorista navale, uno dei 7 operai licenziati, stando a quanto dichiarato dalla Fiom. Oggi chiede di poter lavorare. Dall’azienda, però, non si è fatto vedere nessuno. La nuova proprietà, capitanata dall’imprenditore Giovanni Costantino, si era impegnata a riassorbire i 145 dipendenti. “Ma dal dicembre 2012 ad oggi ne sono rimasti 45. I lavoratori della Nca erano saldatori, carpentieri. chi non se ne è andato, per così dire, spontaneamente, accettando la buonuscita, è stato messo in magazzino o a spazzare per terra. Per fargli passare la voglia di sentirsi operai. Sono obsoleti. I nuovi assunti? “Hanno contratti a tempo determinato, Jobs Act o sono stagisti” denuncia a ilfattoquotidiano.it Luisa Pietrini, segretaria generale della Fiom di Massa. La sigla dei metallurgici, insieme a Fim e Uilm, sostiene gli operai licenziati e ha ottenuto un incontro in Prefettura.

La lettera di licenziamento, spedita il 20 ottobre, ha effetto immediato. “La società (…) ha implementato (…) l’attività di refitting relativa al restauro ed alla trasformazione di imbarcazioni e superyacht. Questa attività comporta da una parte l’ingresso e la custodia presso il cantiere di imbarcazioni aventi notevole valore economico, non ultimi i beni contenuti nelle stesse, dall’altra la gestione di equipaggi, per la quasi totalità di lingua straniera, che sosta per lunghi periodi presso le strutture del cantiere. Da qui la necessità di dover garantire l’elevato standard di sicurezza richiestoci espressamente dagli armatori che si rivolgono a codesta azienda. Non potendo svolgere tali servizi internamente (…) ci vediamo costretti ad affidarli a una società esterna altamente specializzata (…), donde la necessaria riduzione del personale” ha fatto sapere l’azienda. Eppure gli affari vanno bene. Lo aveva dichiarato la stessa proprietà, il 25 ottobre 2016, a un incontro al ministero dello Sviluppo economico, al quale avevano preso parte rappresentanti dei sindacati, della Regione Toscana e della Provincia di Massa Carrara. L a società aveva assicurato di non avere esuberi, di avere commesse fino al 2019 e di aver chiuso il bilancio 2016 in positivo, al punto da aver assunto, solo nel 2016, 63 nuovi dipendenti.