Il 2018 sarà un “anno sabbatico” per gli investimenti nella scuola. Dopo i grandi sforzi per le assunzioni della “Buona scuola” nel 2016, e una manovra da oltre un miliardo di euro anche nel 2017, stavolta al comparto istruzione e ricerca spettano solo le briciole: gli interventi previsti dalla legge di Bilancio 2018 per il prossimo anno valgono appena un centinaio di milioni (qualcosa di più per quelli successivi). Il governo, del resto, punta tutto sul rinnovo del contratto degli statali, che riguarderà in larga parte proprio la scuola (1,2 milioni di statali, un terzo circa del totale, è infatti alle dipendenze del Miur). E per gli insegnanti come anticipato da ilfattoquotidiano.it sono in arrivo anche nuovi concorsi, quello riservato agli abilitati già nella primavera 2018. Così i principali interventi saranno destinati all’aumento dello stipendio dei presidi (circa 400 euro al mese), all’ennesima proroga del progetto “Scuole belle” e al rinnovo biennale dei docenti universitari. I veri delusi, invece, sono i collaboratori scolastici, ancora una volta trascurati dal governo: le assunzioni del personale Ata annunciate e già dimezzate nella bozza sono completamente saltate nella versione definitiva della manovra.

ECCO L’AUMENTO PER I PRESIDI – Le due precedenti manovre erano state dedicate in larga parte ai docenti (adesso attesi anche dal rinnovo del contratto, come gli altri statali). Stavolta tocca ai presidi: il governo ha deciso di aumentare lo stipendio, in linea con le maggiori responsabilità (e poteri) previsti dalla riforma, oltre che per un adeguamento alle buste paga degli altri dirigenti pubblici. Il provvedimento varrà a regime (dal 2020) 96 milioni di euro l’anno, circa 40 milioni nei due anni precedenti. Le cifre sono a scalare perché l’aumento sarà graduale, e nei prossimi anni salirà anche il numero dei presidi, con il nuovo concorso alle porte che dovrebbe servire a colmare circa 2.500 reggenze. I beneficiari, dunque, saranno oltre 10mila presidi di tutta Italia: attualmente guadagnano circa 3.500 euro lordi al mese, in futuro si ritroveranno in busta paga 450 euro netti in più.

SCATTI BIENNALI PER I PROF UNIVERSITARI. “NUOVO SCIOPERO” – I docenti universitari sono da tempo sul piede di guerra per il blocco degli stipendi. La manovra gli riserva solo un contentino: i loro scatti da triennali diventano biennali (con effetti economici solo a partire dal 2020, però). Il provvedimento interesserà circa 48mila tra ordinari, associati e ricercatori, per cui viene stanziato un aumento del Fondo di funzionamento ordinario degli atenei (Ffo) di 80 milioni di euro nel 2020, 120 nel 2021 e 150 nel 2022. Un “pagherò” che non basterà a placare le proteste in facoltà: Carlo Vincenzo Ferraro, capofila del Movimento per la dignità della docenza universitaria che quest’estate ha promosso l’inedito sciopero degli esami negli atenei, ha fatto sapere che “il provvedimento è nettamente insoddisfacente” e “se questo sarà il testo che verrà varato, un nuovo sciopero a breve diventerà una certezza”. Sono 11.241 i docenti universitari che hanno già aderito alla mobilitazione, ha fatto sapere Ferraro, anche se “i colleghi che hanno aderito potrebbero essere anche di più, alcuni potrebbero aver comunicato il loro sciopero solo al Miur, o solo ai loro rettori”.

A costo zero anche gli interventi per il diritto allo studio: i 10 milioni per il fondo statale delle borse di studio e i 15 milioni in più per i dottorati vengono tolti alle contestate “Cattedre Natta (i 500 super professori di nomina diretta evidentemente saranno di meno, alla fine). Si muove qualcosa, invece, per i ricercatori: 16 milioni di euro per 1.600 nuove assunzioni, cifra comunque insufficiente a colmare i tagli da mancato turnover dell’ultimo decennio

ALTRI SOLDI PER “SCUOLE BELLE” – Chi non manca mai di ricevere soldi, invece, è il progetto “Scuole belle”: ogni finestra normativa è buona per rifinanziare il programma di “ripristino del decoro” degli istituti voluto da Matteo Renzi nel 2014, che un’inchiesta de ilfattoquotidiano.it ha svelato avere come principale se non unico obiettivo il mantenimento economico degli ex lavoratori socialmente utili a carico delle Coop di pulizia. Così anche questa legge di Bilancio prevede l’ennesimo proroga (all’interno del capitolo “Politiche invariate”): 192 milioni di euro per il 2018, 96 per il 2019. I fondi, manco a dirlo, sono quelli necessari “al mantenimento dei livelli occupazionali esistenti”, come spiega la relazione tecnica.

PER GLI ATA SOLO SUPPLENZE – La vera beffa, però, riguarda ancora una volta il personale Ata, gli amministrativi, tecnici e ausiliari che lavorano nelle scuole italiane: completamente ignorati dalla “Buona scuola”, sembrava che questa dovesse essere la volta buona per tornare ad adeguare gli organici, dove secondo i sindacati ci sono più di 10mila vacanze. Il ministro Valeria Fedeli aveva chiesto 6mila assunzioni in più, oltre a quelle da regolare turnover. Nella bozza approvata dal Consiglio dei ministri erano diventate 3mila, nella versione finale sono state azzerate: gli Ata dovranno accontentarsi del ripristino delle supplenze lunghe (dopo il 30° giorno di assenza: negli ultimi anni erano state bloccate pure quelle), grazie alla messa a disposizione di 19 milioni di euro. Per le assunzioni anche quest’anno se ne riparla l’anno prossimo.

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