L’allarme lo ha lanciato la custode il giorno successivo al furto, poi il parroco ha dato l’annuncio ai fedeli. “Qualcuno ha rubato le reliquie con il sangue di Wojtyla“. Così è stato certificato il furto al Santuario Montecastello di Tignale, sponda bresciana del Lago di Garda, dove i ladri, tra il 16 e il 17 ottobre, fingendosi turisti hanno fatto sparire oltre alle reliquie contenenti il sangue di San Giovanni Paolo II anche i frammenti ossei del beato Jerzy Popieluszko che erano posizionati sull’altare maggiore all’interno del santuario, aperto ogni giorno fino alle 18.30.

Gli autori del furto – come riporta l’Ansa – avrebbero aspettato l’orario di chiusura per far sparire le reliquie e poi svanire nel nulla dopo aver anche rovistato nelle stanze della foresteria vicina al Santuario. I carabinieri stanno indagando, ma gli elementi a disposizione delle forze dell’ordine sono pochi. Al momento la sensazione è che chi ha agito non sia un ladro esperto considerando che sono stati fatti sparire anche numerosi oggetti di valore minimo. Anche se non viene esclusa dagli inquirenti l’ipotesi del furto su commissione. La custode non è stata in grado di ricordare i visi delle persone che la sera del furto hanno visitato l’Eremo di Tignale. “Non sono venute tante persone quel giorno anche perché c’era la strada chiusa. Quando ho chiuso il santuario non mi sono accorta che all’interno si erano nascosti i ladri”, ha detto Cinzia Pasini. “La mattina successiva ho trovato la porta del santuario aperta e ho capito che era successo qualcosa”, ha concluso.

Le reliquie di San Giovanni Paolo II e del beato Jerzy Popieluszko erano state donate al Santuario nel 2014 dal cardinale di Cracovia Stanislao Dziwisz. “Le reliquie sono schedate ed è praticamente impossibile metterle sul mercato” ha detto Don Giuseppe Mattanza, parroco di Tignale e responsabile del Santuario di Montecastello. “Per questo motivo raccomando agli autori del furto di mettersi in contatto con noi in forma anonima per restituire almeno le reliquie sottratte” è l’appello del sacerdote e dell’intera Diocesi bresciana. “Chi ha agito lo ha fatto per motivi di commercio”, ha detto mons. Ivano Panteghini, custode del Tesoro delle Sante Croci di Brescia. “In internet – ha aggiunto il religioso – c’è un fiorente mercato di pezzi sacri”.