A me, i referendum in Lombardia e Veneto, ricordano un po’ il contributo volontario che versi all’atto di iscrizione a scuola. Se hai un figlio sono 60 euro, se son due sconto comitiva: 50 l’uno. Nessuno mai ti ricorda che il volontariato di questo contributo include solo un terzo obbligatorio (assicurazione). I genitori vengono sollecitati a versare i 60 perché la scuola ne ha bisogno per tutto (ce l’avesse lei un vitalizio). Eppure i nomi di chi ogni anno fa orecchie da mercante si sanno (solitamente non indigenti), ma si fa un appello generale, caso mai il “genitore bene” si irritasse e ritirasse il “figlio bene”, con smacco allo smalto del dirigente scolastico.

Chissà che fine fanno i contributi volontari. Voglio dire, sarebbe bello un bilancio trasparente per sapere se la mia quota ha compensato quella del professionista che non ha versato o quella della professionista che anche quest’anno s’è scordata. Ecco perché ogni anno penso “stavolta mi rifiuto e verso nella cassa della classe, sia premiata la gestione virtuosa delle insegnanti ecchìssenefotte. Anzi: propongo a tutti i genitori una bella secessione dalla scuola, una classe a statuto speciale, vamolà!”. Poi decido di versare, ogni anno, sperando che il mio contributo volontario sia speso nel bene di tutti e non per tappare le falle di chi fa spallucce anche quando parcheggia nel posto riservato ai disabili (o, per dirla in lombardoveneto, se gli ho pagato la BreBeMi, la Pedemontana, il Mose, le banche venete o i 49 milioni per condanna in primo grado a Bossi/Belsito per truffa ai danni dello Stato), in attesa di un bilancio trasparente, con nomi e cognomi, che anche quest’anno arriva l’anno dopo.

Ecco perché penso ai referendum in Lombardia e Veneto, perché ci son momenti che anch’io vorrei più autonomia nel gestire i soldi, ma prima ancora vorrei che un governo centrale li gestisse seriamente per rubare tutti in modo più equo o per evitare che “qualcuno sia più uguale degli altri”.

Anche quest’anno… vada per la seconda.