Nessun ripensamento sul ritocco all’insù dell’età pensionabile, destinata a salire a 67 anni dal 2019. In compenso nella legge di Bilancio varata lunedì dal consiglio dei ministri spunta l‘Ape sociale donna: le lavoratrici madri che ricadono nelle categorie svantaggiate beneficiarie dell’anticipo pensionistico gratuito si vedranno ridurre di 6 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni, i requisiti contributivi previsti. In base alla precedente manovra, per ottenere l’assegno bisogna avere 63 anni di età e 30 di contributi versati (36 per chi ha svolto lavori gravosi).

Arriva dunque il “contentino” proposto a settembre ai sindacati dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. In più la platea dei potenziali richiedenti dell’Ape viene ampliata per il 2018 estendendo l’indennità anche in caso di scadenza di un contratto a tempo determinato, a condizione che il lavoratore, nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto, abbia avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi. Nei giorni scorsi è emerso però che il 70% delle domande di Ape sociale presentate finora è stato respinto dall’Inps. Tanto che il ministero del Lavoro ha inviato all’istituto “chiarimenti interpretativi” sulle norme di accesso per consentire di applicare la misura “nella maniera più estesa e in sostanziale coerenza con le volontà espresse dal Parlamento” e “rivedere in autotutela le decisioni eventualmente già assunte”.

I sindacati sono sul piede di guerra: il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ricorda che “il governo aveva firmato con Cgil, Cisl e Uil un accordo sull’aspettativa di vita e sulle pensioni anche per i giovani che è stato disatteso“. Per la Uil “sulla previdenza così non va. La Legge di Bilancio manca l’obiettivo di continuare a reintrodurre principi di equità e giustizia nel sistema previdenziale. Dopo mesi di confronto con i sindacati il Governo ha fatto marcia indietro”, ha detto il segretario confederale Domenico Proietti sostenendo che “inaccettabile è l’idea di voler applicare il legame all’aspettativa di vita che porterebbe l’età di accesso alla pensione a 67 anni che la Germania raggiungerà solo nel 2030″.