Il carrozzone va avanti da sé,
con le regine, i suoi fanti, i suoi re… 
(Renato Zero, 1979)

Il re è quello di denari, come sempre quando l’umanitario sostituisce la giustizia e l’etica. I migranti sono i fanti, quelli da affondare, da trincea, da intervista, da fondi fiduciari per i progetti umanitari e per le ong che entrano nel gioco. Fanno parte dello spettacolo, del carrozzone umanitario che ha trovato nei migranti gli indomiti pedoni della scacchiera.

Sì, il sistema va avanti, ma non da sé. Si perpetua coi soldi, le ideologie liberali che azzannano i diritti umani e li traducono in contratti di lavoro per le agenzie di viaggio che attraversano Agadez, il Sahel e persino i campi di detenzione. Sappiamo tutto di loro, da dove vengono, dove vanno e cosa vogliono. Pensiamo di sapere tutto e dimentichiamo l’essenziale che è invisibile agli occhi. Il sogno di un mondo nuovo che ci spaventa, noi, notai del sistema o al massimo sue ambulanze. Non servono neppure gli ospedali da campo per coloro che della vita hanno fatto un tradimento.

Bambini, donne, giovani ormai trattati come ‘potenziali’ migranti, rei professi del crimine di migrazione. Sono queste le regine del grande gioco. Le parole, che incantano, creano, inventano, costruiscono la realtà che poi combattono. Le migrazioni, il carrozzone è un affare di soldi, di affari, di contratti, di progetti, di rapporti finanziari, di interviste di prima mano, di dolore come spettacolo. Le regine sono parole mortali, che della realtà fanno un mito consumabile a piacimento che stravolge la realtà.

I re è sono loro. Il denaro, il potere, il capitale, il modello di mal-sviluppo, lo sfruttamento, la schiavitù e il sistema di spossessamento globale. E’ lui il re, nudo, quando la sabbia del deserto ingoia gli anni più belli della primavera del vento. Un re che ha il potere di vita e di morte sulla guerra che si combatte con il denaro che tutto compra e vende. Frontiere, espulsioni, campi, rimpatri, riconduzioni alle frontiere, ‘spotti’ per decidere chi ha da vivere e chi ha da tornare o perire. Perché, in realtà, le migrazioni sono un regalo che noi da qui stiamo offrendo all’Occidente per tentare, forse ingenuamente, di salvarlo da se stesso.

Con le regine, con i suoi re,
il carrozzone va avanti da se…

Niamey, ottobre 017