Chiamereste a dibattere in TV di crisi aziendali e licenziamenti un imprenditore che ha messo in liquidazione una società con un preavviso di pochi giorni, abbandonandola poi alla deriva? Lascereste che lo stesso imprenditore, responsabile di aver messo sul lastrico le famiglie che vivevano del lavoro di quella società pontificasse sulle responsabilità imprenditoriali e politiche nel disastro del’Ilva? Domande retoriche, che, in un contesto mediatico sano, dovrebbero condurre le redazioni di qualsiasi programma televisivo a risposte scontate.

Eppure martedì mattina, nel corso della trasmissione televisiva di La7 L’aria che tira condotta da Myrta Merlino, è andato in scena uno spettacolo paradossale. Si parlava di lavoro, diritti, crisi. In particolare di quella pesantissima dell’Ilva di Taranto. E ospite in collegamento c’era il renzianissimo imprenditore modenese Dino Piacentini, noto alle cronache nazionali per essere da anni il partner di riferimento del Partito Democratico nelle sue avventure editoriali. Meno note, ai lettori e telespettatori italici, ma evidentemente anche alla conduttrice Myrta Merlino ed alla sua redazione, sono invece le disavventure imprenditoriali di Piacentini. Che, come messo in luce nelle scorse settimane dal quotidiano locale on line La Pressa, è stato dichiarato fallito in una sua azienda: la PE Piacentini editore s.r.l.

La società, con quote nelle mani di Piacentini e dei suoi famigliari, su istanza dell’istituto previdenziale dei giornalisti italiani (Inpgi), è stata infatti posta in procedura fallimentare dal Tribunale di Modena lo scorso 2 agosto. Lasciando a bocca asciutta una serie di fornitori e soprattutto un gruppo di giornalisti. Che, tra stipendi arretrati e Tfr non completamente corrisposti, rischia ora di perdere complessivamente quasi 100mila euro. Vale la pena ricordare che la PE Piacentini Editore s.r.l. editava, fino ad ottobre dello scorso anno, il giornale modenese Prima Pagina, con cui Dino Piacentini ha fatto, nel febbraio del 2012, il suo esordio nel mondo dell’informazione. Un’esperienza scoppiettante ed anticonformista, quella di Prima Pagina, che per 5 anni è stata una vera e propria spina nel fianco per la politica modenese e in generale per il blocco di potere che da decenni domina la scena.

Il costruttore, leopoldino della prima ora e che non ha mai nascosto le sue simpatie centriste, ci ha preso gusto e nel 2015 è stato autore, assieme al collega Pessina, del tentativo, come noto non andato a buon fine, di salvare l’Unità e più complessivamente le malconce attività editoriali del Pd. Ed ora Piacentini è tornato in campo, come è noto, nella nuova avventura di Democratica.

Democratica.com, il portale di informazione del Partito Democratico, è di proprietà della Democratica s.r.l., una società con un capitale sociale risibile – 10mila euro – in cui il 60% delle quote è detenuto dal Partito Democratico ed il restante 40% dalla Piacentini Costruzioni s.p.a. E’ la riproposizione, seppur in toni finanziari minori, dello schema societario andato in scena con EYU s.r.l., la holding a cui facevano capo i vari “marchi” della galassia editoriale piddina – Europa, Youdem.tv, L’Unitàfiniti uno dopo l’altro sul lastrico e chiusi sotto il peso di decina di milioni di debiti. Anche nel caso di EYU s.r.l., infatti, il partito di Matteo Renzi possedeva il 60% del capitale sociale, mentre Piacentini, con la sua Piacentini Costruzioni s.p.a., il rimanente 40%. Una partecipazione azionaria che per il costruttore ha significato mettere sul piatto quasi 350mila euro. Quelli che sarebbero stati necessari per salvare dal baratro la società editoriale modenese.

@albcrepaldi

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