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lunedì 10/04/2017

L’Unità, “scambio tra salvataggio e appalti in Kazakistan”. E Renzi minaccia Report

Dopo l’acquisto del giornale gli affari della Pessina volano, ma il quotidiano fondato da Gramsci rischia tagli durissimi e la chiusura. La trasmissione di Rai3 chiede chiarimenti all'ex premier e segretario Pd, che fa rispondere da un avvocato

È vero che dietro il salvataggio de l’Unità, nel 2014, c’era un accordo politico che premiava l’imprenditore che l’ha rilevata, il costruttore milanese Massimo Pessina, con l’assegnazione di futuri appalti in Kazakistan? Ed è vero che, in questa storia, l’Eni ha giocato un ruolo essenziale? Matteo Renzi sceglie di non rispondere. Anzi. Minaccia querele. Eppure la vicenda riguarda anche i cronisti e i lettori de l’Unità – oggi in profonda crisi, con durissimi tagli all’orizzonte – oltre che l’intero Pd e il sistema degli appalti pubblici. E invece a Report invia poche righe, firmate da un avvocato: si tratta di notizie false, diffamatorie e calunniose, scrive il legale, annunciando “le opportune iniziative giudiziarie contro chi assumerà la responsabilità di avvalorarla e diffonderla”. E se l’intento era quello di bloccare l’inchiesta, firmata da Emanuele Bellano, l’obiettivo non è stato raggiunto: Report la trasmetterà questa sera.

Nel 2014 – ricostruisce Report – gli utili del gruppo Pessina crollano del 96%: le vecchie commesse sono quasi esaurite. L’Unità perde circa 400mila euro al mese: per Pessina non sembra l’investimento ideale. E invece decide di sedersi al tavolo delle trattative: vuole rilevarla. Report intervista un testimone – coperto dall’anonimato – che in quel periodo partecipa alla trattativa, con il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi. “Quando eravamo al tavolo – dice il testimone – a Bonifazi dicevo: ‘Non sta in piedi: o il giornale fa 20mila copie oppure lasciamo perdere’. E lui: ‘No, si fa meglio, qui, là e su e giù…’. Guido era molto confidente su questa roba, era una sorta di merce di scambio”.

Il testimone parla di “merce di scambio” e cita Guido Stefanelli, socio di Pessina costruzioni, amministratore delegato de l’Unità. “I discorsi del tempo – continua – giravano intorno a una sorta di scambio politico, nel senso: mi fai la cortesia di…? e io ti farò la cortesia di…”. “Chi era?”, gli chiede il cronista. La risposta: “Bonifazi e Renzi”. E ancora: “Appalti con Eni?”. “Si diceva che c’erano interessi della Pessina in Kazakistan… case per tecnici e dirigenti. Nel complesso degli investimenti, i soldi persi da l’Unità, sono noccioline, rispetto a un affare di quel tipo”.

Notizia falsa, scrive l’ufficio legale, per conto di Renzi. Report intervista anche Matteo Fago, l’imprenditore che in quel periodo controllava l’Unità con il 51,2%. E che si vide rifiutare un’offerta da 10 milioni: “Ci fu un veto del Pd”, dice Fago. Che aggiunge: “Bonifazi mi diceva di fare un accordo per fare entrare Pessina. Ma il loro business plan faceva ridere, non poteva reggere”. E così Fago lascia perdere, mentre Pessina rileva l’Unità. Oggi, spiega l’ex direttore Sergio Staino, l’Unità vende 7mila copie al giorno. E di Pessina dice: “Penso che la sua azienda, lavorando molto all’estero, abbia visto nel governo Renzi, che all’estero guardava molto, un elemento di facilitazione. Non c’è nulla di male”. Fago dice di aver incontrato Stefanelli e racconta: “Era tornato da un viaggio in Kazakistan… disse che aveva visto una roba dell’Eni, che doveva costruire ville per l’Eni…”.

In effetti, scopre Report, il gruppo Pessina, con la società “Pessina costruzioni Kz”, oggi lavora in Kazakistan per il Consorzio Kpo, controllato da Shell ed Eni, entrambe impegnate nella gestione dell’enorme giacimento di petrolio e gas di Karachaganak. Ma quando nasce la società “Pessina costruzioni Kz”? Report scopre che viene costituita proprio nei giorni in cui il gruppo tratta l’acquisto del quotidiano.

Eni precisa che Kpo non ha contratti con Pessina. Nel bilancio 2014 del gruppo, però, si legge che la Pessina costruzioni “grazie alla partnership con un socio locale, già in possesso di qualifiche, permetterà l’ingresso della nostra società nel settore delle opere civili, industriali e infrastrutturali, legate ai giacimenti di Karachaganat in Kazakistan”.

E il socio locale è il consorzio “Aksai industriale park”, che firma un accordo con Kpo. Pessina ottiene lavori su 9 progetti ma a Report precisa che la società è inattiva. La camera di commercio kazaka, invece, comunica che il suo bilancio vale 450mila euro. E non si tratta dell’unico affare concluso all’estero da quando è stata rilevata l’Unità.

Nel gennaio 2016, a Roma, si tiene il Memorandum d’intesa con l’Iran. Tre mesi dopo Renzi vola a Teheran e, al suo seguito – oltre Eni, Enel e Ferrovie dello Stato – c’è anche Stefanelli: Pessina ottiene protocolli per lo sviluppo di 5 ospedali – due in fase di avanzamento – in project financing. E se, nel 2014, l’utile del gruppo Pessina era diminuito del 96%, dal 2015 – quando rileva l’Unità – l’azienda prende commesse per ben 236 milioni di euro. Tra queste, in Italia, i poliambulatori di Bologna e Sassari. E l’ospedale di La Spezia: gara d’appalto – un affare da 170 milioni – iniziata con la vecchia giunta, quella guidata da Claudio Burlando (Pd), bando chiuso proprio mentre si svolgono le trattative per il salvataggio de l’Unità. Delle 8 ditte invitate, però, una sola presenta l’offerta. È la Pessina, con l’infinitesimale ribasso dello 0,01 – di solito si viaggia intorno al 15% – ma tanto c’è poco da scegliere: è l’unica azienda in gara. Gli affari volano. L’Unità invece precipita. Nel 2016 Carlo Russo, l’amico della famiglia Renzi, viene intercettato dai carabinieri del Noe, che indagano sulle gare Consip, mentre propone all’imprenditore Alfredo Romeo di rilevare il quotidiano: “Se lei riuscisse a fare l’operazione… a quel punto s’è fatto un amico per tutta la vita…”.

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