Maria Rachele è sposata da pochissimo, ma già pensa ai figli che verranno. “Tanti mi scrivono su Facebook e mi augurano di avere figli omosessuali“, racconta la co-fondatrice del comitato “Difendiamo i nostri figli” davanti alla Corte di Cassazione, in occasione della partenza del “Bus della libertà” per il tour organizzato da Generazione Famiglia e CitizenGO. “Io mi auguro di avere figli e che siano felici. Un figlio è un figlio. L’omosessualità per me non definisce. Mi verrà un figlio e sarà mio figlio”. 

Al grido di “i bambini sono maschi e le bambine sono femmine” è partito stamane da Roma il tour “Stop Gender“: prima tappa Firenze, dove, scrivono gli organizzatori, è “previsto lo svolgimento in Consiglio Regionale di un convegno dedicato proprio al tema della “transessualità in età prescolare”. Poi sarà la volta di Milano, Brescia e Bologna e del suo “alto tasso di infiltrazione ideologica nel contesto scolastico”, Bari, Napoli, “le cui amministrazioni locali hanno da tempo premuto l’acceleratore per la promozione di attività nelle scuole promosse dall’associazionismo LGBT” e infine di nuovo Roma il 30 settembre, per chiudere l’iniziativa con “una manifestazione di famiglie”. 

“Ce l’hanno con la ripresa dell’esame, in commissione cultura al Senato di quello che loro chiamano il ddl Gender, ovvero il disegno di legge sulla cosiddetta “Ora d’Amore” a scuola: un’ora di educazione sentimentale obbligatoria. “Vogliono introdurre in modo obbligatorio un’ora di teoria di genere per le scuole”, dice Filippo Savarese del comitato Difendiamo i nostri figli. “E questo con la scusa della lotta della violenza contro le donne che naturalmente ci trova d’accordo. Se qualcuno vuole insegnare ai suoi figli che esistono 56 o 76 identità di genere liberissimi. Noi non vogliamo che i nostri figli vengano confusi”. 

Una decina i simpatizzanti arrivati a salutare la partenza del bus. Ma “la camoagna è di natura mediatica”, dice Savarese su Facebook. “Ed è già riuscita”. “È il bus della vergogna e dicono molte falsità”, commenta Vincenzo Miri, avvocato della Rete Lanford, Avvocatura per i diritti Lgbti. “Sono qui perché noi invece ci battiamo tutti i giorni dedicando tempo al benessere delle persone che devono scontrarsi con la difficoltà della legge e con questi movimenti che cercano solo di farci tornare indietro in termini di civiltà e rispetto”. 

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