Vendite e profitti in calo per la Lego. Che reagisce tagliando l’8% della forza lavoro. Il gruppo danese dei mattoncini giocattolo ha annunciato che lascerà a casa oltre 1.400 persone dopo aver registrato un calo del 3 per cento dell’utile netto nella prima metà del 2017. Particolarmente negativo l’andamento degli affari negli Stati Uniti e in Europa, mentre l’azienda sta conquistando terreno in Cina. Le vendite nette nel semestre sono scese del 5 per cento a 14,9 miliardi di corone su base annua: è il primo calo in dieci anni. L’utile netto è stato di 3,4 miliardi di corone (160 milioni di dollari) rispetto ai 3,5 miliardi di corone di un anno fa.

L’amministratore delegato Jørgen Vig Knudstorp si è detto “deluso dal declino sui nostri mercati tradizionali” e ha spiegato che negli ultimi cinque anni, per far fronte a una crescita a due cifre a livello globale, il gruppo ha costruito una organizzazione sempre più complessa che ora “rende difficile crescere ancora”. Per questo ora ha deciso di “premere il tasto reset per l’intero gruppo”, cioè “costruire una organizzazione più piccola e meno complessa, cosa che semplificherà il modello di business con l’obiettivo di raggiungere più bambini”. Di conseguenza “il gruppo ritiene necessario ridurre la sua forza lavoro globale di circa l’8 per cento. Si tratta di circa 1.400 posizioni, per la maggior parte prima della fine del 2017”.

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