Roma, 7 gen. (Adnkronos) - "Le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia non sono folclore politico, ma l’espressione di una visione fondata sul ritorno delle sfere di influenza, in cui le grandi potenze pretendono di decidere il destino di territori strategici”. Lo afferma Francesco Boccia in un intervento sul Messaggero nel quale critica la debolezza della reazione europea alle rivendicazioni dell’ex presidente americano.
Secondo Boccia, la Groenlandia viene trattata come “una pedina geopolitica” per il controllo di basi militari, rotte artiche e risorse, con la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli ridotte a variabili secondarie. “A fronte delle parole chiare della premier danese Mette Frederiksen – osserva – l’Unione europea ha scelto dichiarazioni di circostanza, a cui si è aggiunta solo ieri una presa di posizione condivisa ma debole dei cinque Paesi Ue, Italia compresa, oltre a Regno Unito e la stessa Danimarca. Davanti a parole che mettono in discussione la sovranità di uno Stato membro, il principio di autodeterminazione e l’ordine giuridico internazionale, l’Europa ha preferito balbettare. Un balbettio che viene spesso giustificato come prudenza diplomatica, ma che assomiglia sempre più a una rinuncia politica”.
Per il presidente dei senatori dem si tratta di una contraddizione grave: “L’Europa condanna le sfere di influenza quando sono russe o cinesi, ma tende a giustificarle o tollerarle quando sono americane. Così i principi diventano selettivi e la credibilità dell’Ue si indebolisce”. Nel mirino di Boccia anche i governi europei di destra, accusati di “subalternità ideologica” a Trump. “Si proclamano sovranisti in patria – afferma – ma sul piano internazionale accettano una logica di subordinazione, rendendo più difficile una posizione europea comune e frenando ogni reazione critica”.
“Questa affinità politica - insiste Boccia - produce effetti concreti: rende più difficile una presa di posizione europea comune, frena ogni reazione che possa apparire come una critica al leader americano, alimenta l’idea che l’Europa debba scegliere tra fedeltà atlantica e dignità politica. È una falsa alternativa, ma è quella che paralizza l’azione dell’UE”.
“Se passa il principio che una grande potenza può rivendicare territori altrui per ragioni strategiche – avverte – i confini diventano negoziabili e il diritto internazionale un’opzione”. Da qui l’appello a una voce europea “unitaria, autorevole e non timida. La vera questione non è solo la Groenlandia, ma se l’Europa vuole essere un soggetto politico capace di difendere la sovranità dei suoi Stati membri, giocando un ruolo da player nel contesto internazionale, o se accetta di ridursi a una zona d’influenza”.
“In un mondo che torna a essere regolato dalla forza e dalle sfere di influenza - conclude Boccia - un’Europa debole e divisa sarà sempre più un’Europa esposta a qualsiasi infausto epilogo. E la responsabilità di questa debolezza non è astratta: sarà il frutto di scelte politiche precise, compiute oggi, sotto i nostri occhi”.