Migliaia di metri quadri di parcheggi e 165mila metri cubi di cemento. È praticamente un nuovo quartiere quello che sorgerà a Catania, dove lo scorso 10 luglio la giunta del sindaco Enzo Bianco ha approvato la proposta di variante al Piano Regolatore presentata dal Consorzio Centro Direzionale Cibali. Previsti, secondo i progetti gli ingegneri Aldo Palmeri e di Dario Corrado Maria Consoli  66 mila metri quadri di strutture private, ventimila di alberghi e residence, duemila di area commerciale, seimila di area residenziale. A questi vanno aggiunti 16 mila metri cubi destinati alla costruzione di uno studentato universitario e 32mila per la costruzione di unità abitative. Insomma una nuova gigantesca colata di cemento, in una delle poche aree scampate all’edificazione, mentre diverse associazioni chiedevano il recupero del patrimonio edilizio esistente ma inutilizzato.

“Le previsioni contenute nel Prg del 1969 non sono applicabili alla realtà di oggi. Forse richiamare popolazione attraverso l’edilizia avrebbe avuto un senso 50 anni fa, quando Cibali era effettivamente un quartiere periferico. Oggi però è centro cittadino, dovremmo definirlo quasi centro storico. Secondo me al quartiere serve di più un piano particolareggiato, per dare a tutta la zona una vocazione culturale e turistica”, ha detto il consigliere comunale Sebastiano Anastasi a Meridionews.it. Non è il solo a pensarla così. “È intollerabile che si proceda con l’approvazione di varianti che hanno l’unico fine di incentivare la speculazione edilizia”, protesta, infatti, anche Catania Bene Comune lista d’opposizione a Bianco. Lo scontento, insomma, è di molti. Ma non è tutto. Perché dopo l’approvazione e l’avvio della discussione l’intera area, incolta da anni, è andata in fiamme. Una coincidenza sulla quale sempre i consiglieri di Catania Bene Comune hanno chiesto all’autorità giudiziaria di “fare luce” e dunque indagare visto che “l’incendio ha desertificato le aree oggetto di variante”.

In ogni caso con l’approvazione della modifica del piano regolatore da parte della giunta la storia del Centro Direzionale Cibali sembra davvero giunta al suo esito finale, dopo quasi cinquanta anni di tentativi . Un iter iniziato nel 1969 con il Prg che destina i quasi 18 ettari nel quartiere dello stadio ad un asse attrezzato e ad un polo di uffici pubblici. Motivo per il quale i più importanti costruttori locali acquistano i terreni di quell’area e costituiscono un Consorzio con lo scopo di condurre la trattativa con il Comune di Catania. Ma l’operazione non decolla perché il Consiglio comunale non concede l’autorizzazione. Così il Consorzio è costretto a cedere le sue proprietà a Sicilcassa, banca che aveva erogato il mutuo per l’acquisto dei terreni. Lo stallo prosegue e alla fine degli anni Novanta un nuovo passaggio, a Bankitalia, che nel 2013 tenta la vendita. Inutilmente. Anche per questo nel 2016 si decide di avviare una consultazione pubblica aperta a tutte le proposte di utilizzo dell’area. Detto fatto. Il Consorzio sceglie di inserire nel proprio progetto tutte e sei le proposte arrivate. Ma intanto chiede ed ottiene dall’amministrazione la variazione urbanistica per realizzare le proposte di Palmeri e Consoli. Per il resto, ovvero i progetti presentati da Università, Legambiente, associazione Le Cave di Rosso Malpelo, si vedrà.

Il problema che il “resto” non è un elemento trascurabile. Si tratta dei quasi 11 ettari di Parco urbano dei quali dovrebbe occuparsi direttamente il Comune.
L’operazione che il Consiglio comunale del 1969 ha ritenuto di bocciare e che nel 1997 sembrava essere stata stralciata è stata approvata nel 2017. L’attuale amministrazione lascia intendere che non approvando tale variante vi sarebbe stato il rischio di una ancor più grande cementificazione. Il dubbio che si tratti solo di una debole giustificazione rimane, dal momento che a decidere sull’area è esclusivamente il consiglio, come testimonia la lunga e complessa storia del Centro Direzionale.

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