Il calcio è business. Quello del calciatore è un mestiere come un altro. È il mercato che detta le regole. Potremmo continuare all’infinito, sgranando il rosario di frasi e luoghi comuni che possano giustificare, in qualche modo, la scelta di Donnarumma di non rinnovare il contratto con il Milan, in scadenza il prossimo anno. Potremmo, ma stavolta c’è qualcosa di diverso che va considerato. Non si tratta, infatti, di un grande campione già affermato che legittimamente vuole andare a giocare dove si vince. Trattasi, invece, di un ragazzino di 18 anni, bravo quanto vi pare ma pur sempre giovanissimo, che per almeno un paio d’anni ha giocato a fare il rossonero duro e puro, uno per cui la maglia valeva più del contratto milionario. Poi, sempre legittimamente, si è messo a contrattare con la nuova proprietà cinese per il rinnovo di un contratto che non poteva che avere un ingaggio molto più alto di quello che ha percepito fino a questo momento. E il Milan, consapevole del valore del portiere e soprattutto di quanto Donnarumma significhi anche in termine di immagine per il rinnovamento dei rossoneri, aveva offerto 50 milioni lordi in 5 anni, non bruscolini. Erano persino pronti a rilanciare, poveri diavoli, ma non ce n’è stato neppure bisogno: no, grazie. Gigio leva le tende a prescindere.

La carriera di un portiere è lunghissima (citofonare Buffon, che a quasi 40 anni è ancora il migliore) e di tempo per costruire una squadra vincente ce n’era a iosa. Eppure Donnarumma, forse malconsigliato dal solito spregiudicato Mino Raiola, ha preferito passare da mercenario, andando a provocare i tifosi proprio sul nervo più scoperto di tutti: il tradimento della “bandiera”. Sì, perché il ragazzone campano, nonostante la giovanissima età, era già il simbolo del Milan, anche in anni non certo felici per una squadra che in passato ha vinto tutto e che da tempo galleggia a metà classifica. Ma il quadro societario appena cambiato, assieme alle tante voci di mercato che si rincorrono in queste settimane, garantiva un deciso miglioramento della rosa, una ambizione rinnovata, anche grazie al ritorno nelle competizioni continentali (pur passando dalla porta di servizio dell’Europa League). C’erano tutti gli ingredienti per costruire il nuovo Milan proprio attorno a Donnarumma, il ragazzo che dopo la sconfitta con la Juventus aveva baciato la maglia a dimostrare al pubblico milanista che la fedeltà ai colori era totale, soprattutto paragonando il Diavolo all’odiata Juventus, che quella sera aveva vinto solo grazie a un rigore assai dubbio.

E nessuno si stupirebbe più di tanto se la destinazione del portiere fosse proprio la Vecchia Signora, alle prese con un dopo-Buffon che ormai è dietro l’angolo. Sarebbe solo la ciliegina avvelenata sulla torta rancida preparata dalla premiata ditta Donnarumma-Raiola. La prova provata dell’assoluta mancanza di attaccamento alla maglia rossonera. Le alternative paiono portare all’estero: Real Madrid o Paris Saint-Germain? Ma, soprattutto, cosa deciderà di fare il Milan? Tenere il ragazzo in tribuna per un anno e poi perderlo a costo zero nel 2018 o arrendersi all’evidenza e venderlo adesso, provando a fare cassa? Il calcio, il business, il mercato e tutto il resto delle stronzate che ci raccontiamo per spiegare (innanzitutto a noi stessi) cosa è diventato questo sport, imporrebbero di essere realisti e far cassa subito. Ma se il Milan vuole davvero uscire da questa storia a testa alta, dimostrando ai tifosi che la responsabilità di quanto successo è tutta del giocatore, bisogna scegliere la strada economicamente più dura: tribuna per un anno (perché una scelta come quella di Donnarumma non può non avere conseguenze) e il prossimo anno tanti saluti. Non saranno certo 30 milioni a far arricchire il Milan, e non ne basterebbero nemmeno 300 per sanare la ferita all’onore di una maglia che non è per tutti. Il Milan è una squadra di bandiere: da Liedholm a Rivera, da Baresi a Maldini, i grandi campioni che hanno vestito la maglia rossonera lo hanno fatto per vincere ma soprattutto perché in quella maglia si sono identificati totalmente. Il diciottenne Donnarumma, evidentemente immaturo e ambizioso oltre il limite, non è di quella pasta. Magari la sua carriera continuerà alla grande, perché il talento c’è. Magari vestirà l’azzurro dal prossimo anno al 2035. Magari alzerà coppe e trofei fino a stancarsi le braccia. Ma resterà sempre il ragazzino che nell’estate 2017 decise di mandare a ramengo l’onore e la dignità per rincorrere una gloria prematura. E se l’uomo è questo, il Milan non si crucci più di tanto. I calciatori, anche i più grandi, passano. Il Milan, anche quando fa pena come negli ultimi anni, resta.

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