Lo psicoanalista inglese di origini ungheresi Wilfred Bion, nei suoi studi sulle dinamiche dei gruppi, mise in evidenza che più la massa di individui è di grandi dimensioni, più i meccanismi psicologici sono improntati alle reazioni primitive e irrazionali, definite “psicotiche” nella terminologia psicologica. Molti studi successivi hanno evidenziato come nelle masse di individui prevalgano gli elementi irrazionali, regressivi, intesi come comportamenti tipici della primissima infanzia. Un paziente padre di famiglia molto ponderato, che di mestiere era direttore della filiale di una banca, mi raccontava che, quando andava sugli spalti per seguire il gruppo della tifoseria, si sentiva trasformato e agiva con comportamenti di cui, a posteriori, si vergognava: ad esempio lanciare petardi verso la curva avversa.

Nell’evento di Torino dello scorso 3 giugno, il comportamento attacco-fuga ha preso il sopravvento: per salvare se stessi, alcuni hanno scalciato o inferto pugni e gomitate ai loro vicini che li ostacolavano, alla ricerca di una via di fuga. Un bambino ha rischiato di essere travolto. L’Isis sta vincendo la sua guerra psicologica? Noi italiani, finora, non abbiamo vissuto attentati, forse perché abbiamo meno immigrati di terza generazione o forse per merito del governo, delle forze dell’ordine o per semplice fortuna. Tuttavia, a livello più o meno inconscio in noi si è insinuato il terrore. L’evento di Torino evidenzia che il messaggio terroristico dell’Isis sta vincendo nell’immaginario collettivo. Naturalmente, si cercheranno le responsabilità individuali di chi ha lanciato un petardo o urlato riguardo a una bomba.

Si valuteranno le responsabilità degli organizzatori, del sindaco, del questore e del prefetto. In realtà, nell’immaginario collettivo si è già creata una breccia che spinge ognuno di noi verso le manifestazioni più primitive che albergano nel nostro vissuto inconscio. Gli insegnamenti della civiltà, i suggerimenti di buon senso e le rassicurazioni di una vita abbastanza agiata, che viviamo tutti i giorni, facilmente possono essere schiacciati dall’irrompere irrazionale dell’esperienza profonda del panico e dell’aggressività.

Per contrastare queste emozioni, dobbiamo costantemente evitare tutti quei personaggi che, per tornaconto politico o personale, spingono sulla paura e sull’aggressività per sfruttare la fragilità delle masse. Ci sono trasmissioni televisive che si reggono sull’eccitazione spasmodica dello spettatore, sfruttando la paura e l’aggressività verso qualcuno che viene additato come nemico e cattivo. Sono loro i migliori alleati dell’Isis, anche se non ne sono consapevoli e costruiscono le trasmissioni solo per avere qualche spot pubblicitario in più e, di conseguenza, un maggior ritorno economico. Anche i politici “odiatori seriali” non si rendono conto di fare il gioco distruttivo del terrorismo eccitando continuamente gli animi per riuscire a raggranellare qualche voto.

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