Una querelle che va avanti dal 2010, quella fra Claudia Mori e la tv pubblica, per via di una fiction sul gioco d’azzardo eternamente impantanata in fase di produzione. In un’intervista al Corriere della Sera l’attrice, moglie di Adriano Celentano, cerca di spiegare per quale motivo Una vita in gioco non ha ancora visto la luce. La Mori accusa direttamente Eleonora “Tinny” Andreatta, la direttrice di Rai Fiction, che nell’intervista definisce “la donna più potente e temuta dell’azienda pubblica”.

Il primo annuncio sull’uscita della serie era stato dato nel 2010, quando la Mori, forte del successo di altre fiction come De Gasperi, l’uomo della speranza ed Einstein, annuncia sei puntate sul tema della dipendenza dal gioco. Ma nello stesso anno invia una lettera al Corriere in cui denuncia “l’esperienza umiliante e discriminante” che sta vivendo in Rai, che le impedisce di lavorare: “Soltanto 4 fiction, una ogni due anni”. Fra i progetti fermi, si legge nell’intervista di Gian Antonio Stella, anche Una vita in gioco, che era stata proposta e approvata dall’allora direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce.

Ma nel 2012 a Del Noce subentra la figlia di Beniamino Andreatta, Eleonora detta “Tinny”, che si dimostra molto ostile nei confronti della serie dal punto di vista tecnico: “nonostante il tema rilevante, la serie non la convince. Troppi flashback, troppi tempi morti, troppi rallentamenti…” Ma intanto per questa serie si sono spesi tempo e “soldi pubblici”, denuncia la Mori: gli sceneggiatori sono stati lasciati in sospeso, così come i registi proposti, incluso Marco Risi, che si era già messo dietro la macchina da presa.

Da qui la lunga serie di accuse di “ostruzionismo” rivolte alla Rai dalla produttrice, secondo la quale il progetto è fermo per tre ragioni. Innanzitutto, le “ruggini” rimaste tra la Rai e il marito Adriano dopo una serie di “screzi” – “Praticamente dopo Rockpolitik non gli hanno fatto fare più niente di importante” – “l’ostracismo” della Andreatta e soprattutto il fatto che “l’azzardo dà fastidio”. Fa notare Stella che il fenomeno della ludopatia, cioè la dipendenza patologica da gioco d’azzardo, è esponenzialmente cresciuto in Italia: nel 2010 si spendevano poco più di 61 miliardi in slot machines e simili, oggi 95 miliardi di euro: un business pericoloso che crea dipendenza, capace di mandare all’aria vite e famiglie intere. “Me l’han detto in faccia, non interessa”, dichiara Claudia Mori, che si domanda: “Ma come, non interessa un tema così? Possibile?”.

 

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