Massimo Ferrero non può più fare il presidente della Sampdoria“. La Federcalcio ha comunicato martedì mattina al diretto interessato e, per competenza alla Lega Serie A, la decadenza dall’incarico, chiudendo una vicenda che si trascinava da più di un anno. Il patteggiamento ad un anno e dieci mesi per il crac della compagnia aerea Livingston equivale a una condanna, aveva stabilito la Corte Federale. E così il “Viperetta” – folkloristico proprietario dei blucerchiati che da quando è entrato nel mondo del pallone ha fatto parlare per le sue gaffe e battute (ma anche per la gestione della società) – incorre nelle “disposizioni per la onorabilità” relative ai dirigenti delle società calcistiche italiane. Lui però non ci sta e tramite un comunicato del club afferma che “si tratta di una decisione ingiusta e non corretta“.

Tutto parte dal ruolo di Ferrero nel fallimento della Livingston, azienda aerea che ha chiuso i battenti nel 2010 con un buco di 40 milioni di euro, lasciando a spasso 500 dipendenti. L’imprenditore romano vi era entrato un anno prima, rilevandola con una piccola somma ma contribuendo al suo dissesto: secondo l’accusa, infatti, aveva distratto capitali dalle casse per immetterli in altre società di sua proprietà. Una storia finita in tribunale e conclusa a febbraio 2016: Ferrero ha patteggiato una pena di un anno e dieci mesi. Una soluzione accolta con favore dagli stessi legali dell’interessato, ma negativa per il suo ruolo di presidente della Samp. Infatti, l’articolo 22 bis del regolamento federale parla chiaro: “Non possono assumere la carica di dirigente di società o di associazione, e se già in carica decadono, coloro che siano stati o vengono condannati con sentenza passata in giudicato a pene detentive superiori a un anno”.

Il comunicato della U.C. Sampdoria vuole sottolineare come difetti “il presupposto di una sentenza di condanna” e per questo proporrà “ogni iniziativa a tutela dei rispettivi interessi, diritti e ragioni”.  Ferrero sembra quindi intenzionato a tentare il tutto per tutto per provare a contestare questo automatismo federale e appellarsi, riuscendo magari, come fatto finora, a restare in sella alla sua società fino a fine campionato, quando poi, scrive il Secolo XIX, potrebbe essere sostituito dalla figlia Vanessa. Dal punto di vista della proprietà, invece, non cambierà nulla. Il “Viperetta” potrà continuare a possedere le quote della Sampdoria e rimanere patron della società che nel giugno 2014 Edoardo Garrone gli cedette a titolo gratuito.

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