Tour de France, Pogacar riscrive un altro pezzo di storia del ciclismo: polverizzato il record di Pantani sull’Alpe d’Huez dopo una rimonta epica
Onnipotente. Non ci sono altri aggettivi per descrivere quanto fatto da Tadej Pogacar nella 18ª tappa del Tour de France con arrivo all’Alpe d’Huez. Sulla mitica salita alpina lo sloveno ha dimostrato una volta in più la sua classe rimontando 3’20” sui fuggitivi e conquistando la quinta vittoria di tappa in quest’edizione e la ventiseiesima in totale alla Grande Boucle. A meno nove dal record di 35 del velocista Mark Cavendish. Un’impresa titanica, che sembrava impossibile ai piedi dell’Alpe d’Huez, ma è diventata realtà sui suoi iconici 13,8km di ascesa.
Visto il ritardo notevole dal terzetto di testa, composto da Lenny Martinez, Richard Carapaz e Sepp Kuss, Pogacar è dovuto partire ai meno 12,5, seminando subito gli altri uomini di classifica. Il campione del mondo ha poi sfruttato per circa 1km il lavoro del suo compagno di squadra Adam Yates, per poi involarsi nell’incredibile rimonta. Un recupero che lo lancia ancora di più nella storia del ciclismo ed è certificato dal nuovo record dell’Alpe d’Huez in 35’27”, 1’23” secondi meglio dei 36’40” di Marco Pantani del 1995. Sono passi 31 anni, le biciclette, l’alimentazione e la preparazione dei corridori è migliorata. Quel tempo, però, è sempre stato un riferimento stratosferico che sembrava irraggiungibile per tutti. Tutti tranne Pogacar.
Lo sloveno ha sfruttato anche l’eccesivo studio del terzetto di testa, ma ci ha messo tanto del suo per raggiungerli. Basti pensare che Remco Evenepoel, il primo degli altri big ha pagato 2’29” da lui. Un distacco abissale, rifilato solo sulla salita dell’Alpe d’Huez, che dimostra la superiorità del campione del mondo sui rivali. E in tal senso il ritiro di Jonas Vingegaard, per via della frattura alla clavicola nella 15ª tappa, ha ampliato ancora di più le differenze tra lui e il resto del mondo. L’ultimo ad arrendersi è stato Carapaz, tenace fino all’ultimo nello scattare poco prima che Pogacar lo raggiungesse e nel resistergli fino a 1,5km dalla fine, assieme a Martinez, bravo a prendere la ruota della maglia gialla nel momento in cui è stato ripreso e tornare sotto, per poi chiudere secondo. Ma l’ultima decisiva accelerata a 800 metri dalla fine è stata impossibile da tenere per entrambi.
Una tappa che resterà nella leggenda del Tour de France e di cui si parlerà ancora fra 50 anni e oltre. E il merito è anche dell’andamento della corsa. Una frazione caratterizzata da una fuga di 42 corridori, partita fin dalla prima salita, il Col Bayard, e capace di guadagnare oltre 4 minuti sul gruppo maglia gialla, complice anche una UAE Emirates decimata da un virus. Vantaggio che ai piedi dell’Alpe d’Huez era di 3’20” e sembrava incolmabile. Ma poi Pogacar ha deciso di scrivere un altro capitolo della sua leggenda e per gli altri non c’è stato nulla da fare. Nella lotta per il podio Evenepoel ha staccato i rivali, blindando ulteriormente il secondo posto. Bene anche Isaac Del Toro, abile a guadagnare altri 4 secondi su Paul Seixas nella sfida per il terzo posto e la maglia bianca. Al quinto posto sale Martinez, che grazie alla fuga di giornata supera in classifica Mattias Skjelmose, sesto, e Juan Ayuso, settimo, in grande crisi oggi.
Classifica generale
Tadej Pogacar
Remco Evenepoel + 7’11”
Isaac Del Toro + 9’42”
Paul Seixas + 10’06”
Lenny Martinez + 13’00”
Mattias Skjelmose + 13’09”
Juan Ayuso + 15’58”
Richard Carapaz + 21’15”
Tom Pidcock + 21’30”
Jordan Jegat + 23’21”