François Fillon “è stato pagato 50mila dollari come intermediario per organizzare nel 2015 un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin, un miliardario libanese e l’amministratore delegato di Total, Patrick Pouyanné“. Le nuove accuse al candidato repubblicano all’Eliseo, dopo l’inchiesta sugli impieghi fittizi in parlamento alla moglie e ai figli, arrivano ancora dal settimanale satirico Canard Enchaîné, in edicola domani, che già aveva scoperchiato il Penelopegate.

E anche su questo versante per Fillon non arrivano buone notizie. I procuratori che stanno indagando sulla vicenda hanno aperto un nuovo fascicolo di indagine per “truffa aggravata e falso“. Lo rivela il sito di Le Monde, precisando che questa decisione, che risale al 16 marzo scorso, è stata presa dopo il ritrovamento di nuovi documenti durante la seconda perquisizione negli uffici dell’Assemblea Nazionale. Il candidato all’Eliseo era già indagato per appropriazione indebita di fondi pubblici, abuso di beni sociali, complicità e occultamento di questi reati, e violazione degli obblighi di comunicazione all’Alta autorità in materia di trasparenza nella vita pubblica.

In merito ai soldi per le intermediazioni, il Canard rivela che circa due anni fa la società di Fillon, 2F conseil, ha firmato un contratto con l’industria Future Pipe Industries, di proprietà del miliardario libanese Fouad Makhzoumi, i cui legami con Fillon erano stati già rivelati dal sito d’informazione Mediapart. Makhzoumi ha accettato di versare 50mila dollari (circa 46mila euro) all’ex primo ministro, affinché gli presentasse Putin e Pouyanné, che era stato direttore di gabinetto di Fillon e oggi è il numero uno della multinazionale francese del petrolio. Incontri che, secondo il settimanale, sono poi avvenuti in occasione del Forum economico Internazionale.

Queste nuove rivelazioni si aggiungono agli altri scandali che stanno travolgendo la politica francese. Oltre a Fillon, anche Marine Le Pen, altra candidata alle presidenziali francesi è accusata di aver aggirato il divieto di assumere propri collaboratori al Parlamento europeo, facendo loro assegnare l’incarico da colleghi. L’ultima in ordina di tempo è invece l’indagine che ha portato alle dimissioni da ministro dell’Interno di Bruno Le Roux, dopo le rivelazioni sull’assunzione delle due figlie come collaboratrici in parlamento.

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