“Migranti richiedenti asilo politico sequestrati per anni all’interno del Cara di Mineo”. La denuncia è di Alfonso Di Stefano, responsabile della Rete Antirazzista che dal 2011 si occupa dei migranti ospitati nella struttura al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Catania che nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio, tra gli altri, del sottosegretario Giuseppe Castiglione e del sindaco di Mineo Anna Aloisi.

“Conosciamo migranti che sono da oltre due anni qui dentro – aggiunge Di Stefano -. Dentro le villette del Cara c’è sovraffollamento con situazioni disumane: 4 o 5 migranti per camera con un unico bagno. Ci sono 3600 migranti, quasi il doppio del 2013. Siamo molto allarmati della notizia che vorrebbero costruire un hotspot. Al posto del pocket money gli danno le sigarette”.

La Rete Antirazzista segnala da tempo, inoltre, il fenomeno del caporalato che vede i migranti lavorare nei campi attorno a Mineo per 10-15 euro al giorno: “I caporali vengono qui a prenderseli”.

La Procura, intanto, ha fatto luce sulle irregolarità dell’appalto per la gestione del Cara. “Sin dall’inizio – ricorda Di Stefano – abbiamo detto che questa situazione si sarebbe trasformata in un laboratorio di nuove politiche segregazioniste anche per i richiedenti asilo. Il sindaco è stata eletta grazie al consenso elettorale che si è procurata in seguito al proliferare dei circoli del Nuovo Centrodestra. Lo stesso partito del sottosegretario Castiglione”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, accessibile a tutti.
Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte con idee, testimonianze e partecipazione.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

“Trans al tribunale di Prato, nessun abuso. Doveroso chiedere come si mantenesse”

next
Articolo Successivo

Matteo Salvini e la ‘pulizia di massa’, le parole avvelenano

next