Lunedì sera è diventato l’appuntamento irrinunciabile per chi, messe da parte le grandi adunanze della fiction di Rai Uno e dell’Isola dei famosi, voglia degustare diversi sapori di tv di informazione. Cominciando da Rete4, la rete dei Tea Parties. Qui la scelta di fondo è “stare dalla parte del pubblico”, ma mettendosi alle sue spalle piuttosto che di fronte, per meglio spingerlo dove già per suo conto va a finire. Nell’adempimento di tale missione editoriale aleggia l’anima di Emilio Fede, ma sdoppiata fra Dalla vostra parte, che precede, e Quinta colonna, che segue. Nella prima vigoreggia lo stile Belpietro, petto in dentro e mento in fuori, che ieri sera si per il permanente sottopancia “Immigrati +60%, e sfrattano gli anziani”.

In realtà si parlava di due situazioni narrate come antagoniste pur non avendo nulla a che spartire: da un lato i disagi di duemila profughi di colore in qualche parte della Calabria (sottotesto: disagio per disagio, se ne stiano a casa loro); di contro il panico di un quintetto di anziani del Nord, scudi umani di volonterosi del luogo, sospettati di commercio illecito. Toni fortissimi per oltrepassare ad ogni costo le eventuali debolezze percettive del maturissimo pubblico proprio della Rete. A seguire, la più rilassata, ma non meno “populisticamente” determinata, trasmissione di Del Debbio.

Noi nel frattempo ci eravamo affacciati su La7 per osservare i primi passi di Bianco e Nero, e qui subito ci ha sorpreso la temerarietà di polemisti e battutisti del talk politico, come Telese e Costamagna, impegnati ad affrontare temi e linguaggi opposti quali gli approfondimenti e i ragionamenti di un programma di cronaca, per di più di sterminata lunghezza (3 ore e 20’). Presto smarriti fra pareri e meditazioni, e promettendo a noi stessi di riprovarci in un prossimo futuro, siamo allora passati a Presa Diretta e da lì non ci siamo più staccati perché finalmente venivamo informati di qualcosa.

Si trattava degli influencer, che campano su internet e dei “ritirati sociali” che ci tirano a campare. I primi sono quei ragazzi che attirano click sui social network mostrando se stessi ai coetanei, cominciando perché gli piace farlo e gli riesce bene, ma ben presto abbinandosi, dietro adeguato pagamento, alla esibizione di marchi e prodotti. I secondi sono i disadattati adolescenziali che si rifugiano nella compulsiva dipendenza dalla rete, con videogiochi e chat, non potendo, come un tempo si usava, compensare le loro presunte inadeguatezze con il chiostro o la rivoluzione sociale. Il tutto nitidamente narrato e spiegato. Per cui ne suggeriamo la ricerca su Rai Play, visto che ora c’è.

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