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Rai in festa per il ritorno alla Prima Repubblica. Ma senza punti di riferimento e senza idee

Rai in festa per il ritorno alla Prima Repubblica. Ma senza punti di riferimento e senza idee
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Supponiamo che il “ritorno del proporzionale” seguito al tonfo referendario dei maggioritaristi, sia accolto fra i vialetti stentatamente alberati di Saxa Rubra più o meno come a Itaca (Proci e Verdelli a parte) quello di Ulisse. “Ecco chi ci ha generato. Ecco chi torna a dare senso alle nostre esistenze”. Perché, si sa, la Prima repubblica zaloniana da quelle parti aveva solo ripiegato le bandiere ed è per questo che RAI, unica nel mondo, tiene attivo il “pluralismo a testate multiple” che fu inventato nell’anno 1975 (sic) dai proporzionalissimi partiti per porzionare la comunicazione TV.

A disturbare l’idillio reducista è però intervenuta nel frattempo la evaporazione del profilo culturale e programmatico dei partiti, ovvero degli “editori di riferimento” del buon tempo che fu. Riferimento a cosa? A quale ordine di idee? Qui casca l’asino degli attuali nominati e dei futuri nominandi, perché al momento abbondano diverse affabulazioni a base di Paura e Protesta (compresa la stessa paura delle suddette) che tuttavia, pur variamente impilate, non fanno un’IDEA che è una.

E qui, non ci avesse preceduto Massimo Giannini su la Repubblica di oggi, potremmo forse lanciarci in una supponente predica ai “politici” che non ci propongono nulla di altrettanto seducente della Giustizia, della Libertà e del Progresso: le reti ideali che costringevano Paura e Protesta (connaturate al vivere sociale) a stringersi dentro una qualche Proposta. Ma evitiamo la predica perché sappiamo che, se tutto è ridotto a Ordine Pubblico, dagli alla Casta e problemi di Cassa, è perché le vecchie idee, piantate in una realtà consumata, si sono disseccate, mentre delle nuove è difficile tra tanta erbaccia, distinguere i germogli.

Tanto per dire, sembra proprio che stia prendendo corpo all’interno dell’Occidente la centralità della contrapposizione fra i globalisti, che sono i tanti che dalla globalizzazione traggono piaceri culturali e anche vantaggi economici, e i sovranisti, come le piccole manifatture e i loro addetti, che non reggono la concorrenza asiatica. Per non parlare dei giovani disoccupati, mobilitati contro la immigrazione dei coetanei e avversi alla prolungata età pensionabile – e alla permanenza al lavoro – degli anziani. Pare insomma di essere arrivati allo scontro – o tu o io – fra poliglotti super performanti ed esportatori di raffinatezze – cui conviene come patria il mondo – e quelli che hanno bisogno di uno stato sovrano – fosse anche una Corea del Nord – cui chiedere sicurezza economica, anche minima. Accontentarli entrambi pare difficile, forse impossibile, e dunque lo scontro si prospetta duro o mortale. Né si tratta, va da sé, di un fronte che corra fra destra e sinistra perché, per esempio, il disoccupato/ndo per la crisi della piccola manifattura concorderà col padroncino contro i cinesi, ma confliggerà col medesimo riguardo a diritti e salario.

E mentre tutto questo sta montando, chi ce lo dovrebbe raccontare: il sistema RAI delle Testate Multiple? Temiamo di no, perché: la ridondanza del suo burocratico “pluralismo” lo priva dell’affidabilità nel documentare nonché dell’autorevolezza per contribuire alla messa a fuoco delle idee. Un buco, al posto di un servizio.

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