“Il livello di preparazione delle università italiane è altissimo, si fa tanto con poche risorse, il problema è che poi il Paese non è in grado di trattenere le persone meritevoli”. Parola di Fabio Tosti, ingegnere specializzato nel settore della manutenzione delle grandi infrastrutture. Per lui, nato a Perugia 34 anni fa ma cresciuto a Roma, gli anni di studio sono stati fondamentali per trovare un prestigioso incarico all’estero: “Ho preso la laurea in ingegneria all’Università di Roma Tre e poi ho iniziato il dottorato”, racconta. Tre anni intensi dove si è potuto dedicare alla ricerca sulle tecnologie non distruttive applicate all’ingegneria dei trasporti, lavoro che porta avanti ancora oggi: “L’obiettivo principale è la sicurezza stradale – sottolinea –, con i nostri studi cerchiamo innanzitutto di prevenire gli incidenti sulle grandi infrastrutture e poi di sfruttare al meglio le risorse per la manutenzione stradale”.

E proprio al periodo del dottorato risale la prima parentesi lavorativa all’estero: “Per sette mesi mi sono trasferito al Politecnico di Delft, nei Paesi Bassi, dove ho avuto modo di constatare il valore della preparazione italiana dal punto di vista scientifico, ma ho anche capito quanto siamo indietro dal punto di vista delle risorse e delle strumentazioni”. Una volta terminato il dottorato Fabio si è trovato davanti a una scelta: provare a vincere un assegno di ricerca triennale a Roma o mandare l’application per un posto all’Università di West London.

“In Italia si fa tanto con poche risorse, il problema è che poi il Paese non è in grado di trattenere le persone meritevoli”E alla fine, dopo aver messo entrambe le possibilità sul piatto della bilancia, Fabio si è deciso a inviare la sua candidatura all’ateneo inglese, dove ha poi ottenuto un incarico da lecturer: “Mi hanno offerto un contratto di due anni, ma qui se fai bene poi riesci a ottenere l’indeterminato”. E questo non è l’unico vantaggio: “Ho un salario che è quasi tre volte superiore a quello che avrei avuto in Italia e poi l’università mi ha messo a disposizione circa 200mila pound da investire in strumentazioni di laboratorio”, racconta. Così nel febbraio 2016 è arrivato a Londra, in compagnia della moglie Erica: “Senza il suo sostegno non so se avrei avuto il coraggio di fare una scelta così importante”, ammette.

In questo primo anno londinese, Fabio si è tolto più di qualche soddisfazione. Proprio di recente il suo lavoro gli ha permesso di vincere un prestigioso premio internazionale, l’European Geosciences Union Award: “I miei studi sono focalizzati sulle ingegnerie non distruttive che permettono di estrarre informazioni dal sottosuolo senza mettere in moto un’azione intrusiva – spiega -, sono dei macchinari che passano sulla superficie stradale o ferroviaria, a una velocità di ispezione pari a quella del traffico, e grazie ai loro software forniscono dati sempre più affidabili sulla regolarità degli strati della pavimentazione e sull’eccessiva presenza di acqua”.

“All’inizio ero preoccupato perché qui conta molto il feedback degli studenti e io non ero madrelingua. Ma è andata benissimo”

Le soddisfazioni non sono arrivate solo dalla ricerca, ma anche dall’insegnamento: “All’inizio ero preoccupato perché qui conta molto il feedback degli studenti e io non ero madrelingua, ma anche da quel punto di vista il lavoro è entusiasmante e procede benissimo”. Fabio non può che essere contento per la scelta fatta, ma quando pensa all’Italia lascia una porta aperta: “Ovviamente la prospettiva di poter tornare nel nostro Paese mi attira, ma credo che la soddisfazione personale debba sempre stare al primo posto – ammette – e qui ho trovato la mia dimensione professionale a 360 gradi”.

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