Sarà lunga la quarta giornata tra le nevi e le macerie dell’hotel Rigopiano, spazzato via dalla valanga il 18 gennaio, con la speranza di trovare ancora qualcuno in vita sotto cumuli di ghiaccio e detriti. Una speranza che ogni ora si fa più debole, sotto la pressione di 120mila tonnellate di nevi, pari a 4mila tir a pieno carico, come spiegano i Carabinieri forestali del servizio Meteomont, “Chi lavora in quelle condizioni lavora come se ci fossero da recuperare persone vive. La speranza c’è sempre, perché quegli eventi possono aver dato luogo a situazioni molto particolari”, ha detto il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio, durante la trasmissione In Mezz’Ora di Lucia Annunziata.

I vigili del fuoco hanno individuato il corpo di una vittima all’interno dell’Hotel Rigopiano. Si tratta di un uomo ed è la sesta vittima ufficiale, finora, della slavina che ha investito l’albergo. Finora i soccorritori hanno recuperato 11 sopravvissuti e sei corpi senza vita ormai riconosciuti, mentre sono ancora 24 i dispersi segnalati: oltre ai 23 già, infatti, indicati è stato aggiunto un ragazzo senegalese lavoratore dell’albergo. Le ricerche intanto continuano in una situazione che si fa sempre più complessa per le condizioni meteo. In campo 50 specialisti abituati a queste condizioni, assicura il maggiore Marco Amoriello dell’esercito.

Drammatiche le testimonianze di chi è rimasto imprigionato per 58 ore sotto i ghiacci: “La paura, il buio, la fame. Ci siamo salvati succhiando neve”, racconta Giorgia Galassi, la donna giuliese scampata insieme al fidanzato Vincenzo Forti dopo due giorni di prigionia sotto le macerie dell’albergo. “Il momento peggiore – racconta Giorgia – è stato il secondo giorno lì sotto. Eravamo chiusi in una scatola, senza la cognizione del tempo. Non sentivamo rumori da fuori. Continuavamo a dissetarci succhiando ghiaccio, ma non mangiavamo, e le forze e le speranze cominciavano a venire meno”. Poi quei rumori che non erano più solo scricchiolii del ghiaccio, le voci. “Allora abbiamo cominciato a bussare sul soffitto a più non posso. Loro ci hanno chiamati. Io subito ho urlato: Sono Giorgia e sono viva. Ed è stata la cosa più bella che abbia mai detto”. Ai due sopravvissuti recuperati all’alba di giovedì – il cuoco Giampiero Parete e il manutentore dell’hotel Fabio Salzetta – si aggiungono la moglie di Parete, Adriana Vranceanu, e il figlio Gianfilippo, salvati nella mattinata di venerdì e i tre bimbi recuperati nel pomeriggio: l’altra figlia di Parete, Ludovica, Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo.

Nella notte tra venerdì e sabato, invece, oltre a Forti e Galassi, sono stati liberati dal ghiaccio e dai detriti Francesca Bronzi e Giampaolo Matrone. Quest’ultimo è stato sottoposto ad un intervento chirurgico ad un braccio. Il 34enne, residente in provincia di Roma è stato trasferito nell’Unità Operativa di Rianimazione del “Santo Spirito”. Le sue condizioni, come hanno riferito i medici, sono discrete. Matrone ha raccontato di essere stato mano nella mano con la moglie, Valentina Cicioni, fino a quando i vigili del fuoco lo hanno salvato. “Le stringevo la mano e le parlavo per tenerla sveglia perché volevo che rimanesse sempre vigile. La chiamavo, poi a un certo punto non l’ho sentita più e ho capito che mi stava lasciando“.

Non c’è gioia, non c’è speranza per i corpi recuperati. Ieri sono state riconosciute altre tre vittime: si tratta di Sebastiano Di Carlo, 49 anni, della moglie Nadia Acconciamessa, e di Barbara Nobilio, di 51 anni, tutti originari di Loreto Aprutino: i primi due sono i genitori del piccolo Edoardo, che dopo il salvataggio aveva raccontato di essere “andato a giocare a biliardo” poco prima della slavina. La tragedia ha per ora lasciato solo anche il piccolo Samuel Di Michelangelo: non si hanno notizie del papà e della mamma, il poliziotto, Domenico, 41 anni, di Chieti, e Marina Serraiocco, che vivono a Osimo, in provincia di Ancona. Le altre due vittime della tragedia sono il maitre dell’hotel Alessandro Giancaterino e il cameriere Gabriele D’Angelo.

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