I due passaggi sono compiuti. Il parlamento di Ankara ha approvato la proposta di riforma costituzionale formulata dall’Akp che, eliminando la figura del primo ministro, rafforzerà i poteri del presidente consegnandogli il Paese fino al 2029. Per l’approvazione definitiva si attende il referendum programmato per aprile, ma per Recep Tayyip Erdogan il grosso è fatto. La nuova svolta si innesta in una Turchia già profondamente cambiata dalle politiche del “sultano”: ha rotto tregue che duravano anni, le sue politiche hanno inasprito i contrasti interni alla società e “ha rinnegato qualche flirt” con i gruppi ribelli siriani. Oggi, sostiene Francesco Strazzari, docente di Relazioni Internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, queste decisioni sono tra le principali cause degli attentati che hanno stravolto il Paese negli ultimi due anni.

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