Un social network per fare amicizia tra vicini di casa, e costruire così comunità più forti e sicure. È questa l’idea che i fratelli Trigiani, Lorenzo e Antonio, avevano in testa quando hanno deciso di creare TocTocDoor, la prima piattaforma virtuale di quartiere dove scambiare consigli, professionalità e piccoli favori con chi vive nella stessa area cittadina, presentata in questi giorni a Torino. Un network per il buon vicinato, insomma, che ricorda il concetto di social street, nato a Bologna in via Fondazza ed esportato in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, proprio per creare, tramite Facebook, occasioni di socializzazione tra residenti di una stessa via e instaurare legami, condividere necessità, portare avanti iniziative comuni o, più in generale, godere dei vantaggi generati da una maggiore interazione sociale.

“La tecnologia oggi ci permette di viaggiare, imparare, conoscere, il tutto in pochi clic – spiegano i fondatori di TocTocDoor – e per certi aspetti questo rappresenta indubbiamente un vantaggio. Ma forse a lungo andare ha impoverito la nostra capacità di relazionarci a chi ci è più vicino”. Così, la start up torinese ha pensato a un modo di sfruttare il potere della tecnologia per recuperare il concetto di comunità, inventandosi una piattaforma dedicata interamente allo scopo. “La comunità e le persone che la compongono rappresentano un capitale sociale che va valorizzato, e da questa idea è nato TocTocDoor”.

Per iscriversi basta compilare un form di registrazione, inserendo nome, cognome e indirizzo di casa, e a quel punto si entra in contatto con tutti gli utenti attivi nelle vicinanze, divisi per quartiere. Ad esempio, tramite il social è possibile inserire un annuncio per cercare una baby sitter, o un idraulico, oppure organizzare un’auto comune per portare i bambini a scuola. O ancora, si possono mettere in vendita oggetti che non si utilizzano più, pianificare gite domenicali di gruppo in bicicletta, scambiare lavoretti domestici e informazioni circa i fatti riguardanti la propria zona di residenza. “Su TocTocDoor ci si potrà dare una mano a vicenda, e creare così una comunità più forte a beneficio di tutti”.

La piattaforma, nata lo scorso marzo, al momento è attiva solo a Torino, in versione sperimentale, ma l’obiettivo della start up piemontese è coprire presto tutto il territorio nazionale, passando per Roma e Milano. “Vorremmo stimolare le persone ad aumentare la qualità della vita di quartiere, a tenersi informate su ciò che accade attorno a loro, a collaborare. Ma per farlo è bene ricordare quali sono le regole del buon vicinato”. Una piccola guida pubblicata sul social fa qualche esempio sui principi da seguire per entrare a far parte della community: “Chiediamo a chi partecipa di trattare tutti con rispetto, di evitare offese e volgarità, di condividere informazioni che possono essere utili agli altri, presentarsi con onestà e supportare chi si trova in difficoltà. Abitare in un quartiere aperto e cordiale è bello, e crediamo che così si possa migliorare anche la qualità della nostra vita reale”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

“Torno dall’estero per fare l’imprenditore, anche se all’inizio in Italia ti trattano come un ragazzino”

prev
Articolo Successivo

Qualità della vita nelle province, Aosta prima Vibo Valentia ultima. Milano e Trento sul podio

next