Sono rimasto un po’ sorpreso dal grado di allarmismo notato su diverse testate italiane in questi ultimi giorni prima del voto per le elezioni presidenziali statunitensi. Soprattutto paragonandolo alla relativa tranquillità dei principali centri di previsione Usa, che danno tutti Hillary Clinton favorita, dal 99% del Princeton Election Consortium, al 71% del blog FiveThirtyEight, passando per l’84% del New York Times.

Da quando Donald Trump è riuscito a imporsi nella nomination del Partito Repubblicano, ho pensato che i democratici avrebbero potuto candidare anche Pongo, il famoso cane dalmata protagonista de La carica dei 101, e sarebbero tornati alla Casa Bianca. L’immagine del cane dalmata la possiamo sostituire con qualcosa di ancora meno plausibile, stando alla storia politica americana: perfino se le primarie dem se le fosse aggiudicate il socialista Bernie Sanders, uomo che per altro io stimo moltissimo e che avrei votato sopra a Hillary, ci sarebbero state ottime possibilità di sconfiggere un candidato così improbabile come Donald Trump.

So già che a questo punto del post diversi lettori staranno toccando ferro e no: non sottovaluto la capacità populistica di Trump. Né sottovaluto la particolarissima congiuntura in cui càpita la sua candidatura, con il vento che spira in poppa di tutti i movimenti populistici e qualunquisti. Vedo anche io l’ondata di analfabeti funzionali e di ignoranti che si sentono particolarmente fieri del loro status di allergici alla verifica e all’approfondimento. Leggo e osservo le dichiarazioni di tanti Mr Smith frustrati e spaventati da una globalizzazione che non volevano, contro cui non possono opporsi. Capisco che un politico che ti dice: “Risolvo tutto io da solo, torneremo grandi costruendo un muro che non ti faccio nemmeno pagare” ha una certa presa sui più semplici perché il messaggio è tanto semplice quanto comprensibile, e scava in quell’immaginario di tanti per il quale tutti i problemi vengono sempre da fuori. Spruzzate con un po’ di efficacissimi fantasmi della alien theory tanto cara agli americani di tutte le epoche (guardate al loro cinema: i cattivi sono sempre gli altri) e avete il mix perfetto per far vincere The Donald.

E invece no: perché poi alla fine dei giochi, c’è che per vincere le elezioni ti devi far votare da un sacco di gente diversa. Non bastano gli ignoranti, gli integralisti del Winchester o della Bibbia e gli uomini bianchi disoccupati. Occorre far breccia anche nel resto del mondo, quello che magari in casa tiene qualche libro in più delle Sacre Scritture, o che se sa che parli delle donne come “f***e da afferrare” gli dài la nausea. Insomma, Trump fra alcune categorie di elettori che rappresentano, tutte sommate insieme, la grande maggioranza del corpo elettorale americano è in netta minoranza. Fra le donne, fra i giovani, fra i diplomati, fra i laureati, fra gli afroamericani, fra i latini, fra gli asiatici, fra le persone Lgbtq, fra gli intellettuali, fra gli abitanti delle grandi metropoli e gli abitanti dei piccoli centri universitari, Trump prenderebbe meno voti di un qualunque opponente democratico. Figurarsi poi se quell’opponente è una persona competente e agguerrita come Hillary Clinton.

Dal momento che negli Usa per eleggere il presidente si vota in modo indiretto (gli elettori scelgono dei grandi elettori che poi si riuniranno nelle capitali dei loro Stati per effettivamente eleggere il presidente), e che in 48 stati su 50 vige un sistema a maggioritario secco (chi prende un voto in più, si pappa tutti i grandi elettori di quello Stato) non dubito che Trump prenderà più voti di Hillary in tanti Stati (25? 30?) tradizionalmente conservatori. Potete divertirvi qui per fare le vostre previsioni. Io penso vincerà soprattutto in quelli semi-disabitati che esprimono una maggioranza bianca, o agli Stati ricchi solo di analfabeti funzionali e integralisti o, al limite, di petrolio e miliardari in attività o in pensione.

Ma nonostante tutto domattina ci sveglieremo con Hillary Clinton presidente con una maggioranza in termini di grandi elettori che per me sfonderà i 300 su 538. Se poi Hillary dovesse perdere tutti gli stati incerti e vincere solo in Pennsylvania, allora magari la vittoria sarà molto più contenuta. Se poi dovessi sbagliarmi, mi sbrigo a cambiare nome e identità, ché la vendetta di Donald sarà feroce e arriverà di sicuro anche sui blogger de Il Fatto Quotidiano.

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