La notizia di questo autunno, se vogliamo farlo cominciare dall’1 settembre e se puntiamo al sodo dell’audience, situato fra le 20.30 e le 22.30, è che Rai1 e Canale 5, le due roccaforti del generalismo catto-commerciale giunte dritte dritte fino a noi dagli anni ’80, hanno entrambe (ed è l’abbinamento il punto rilevante) le gomme dell’ascolto bucate. Quanto e perché?

Il quanto è perentorio: Rai1 perde l’8.66% dell’ascolto che riscuoteva nel 2015; Canale 5 arretra dell’11,36%. Messe insieme vanno giù del 20% e dunque se ne è allontanato uno spettatore ogni cinque di quelli vecchi. Rai contiene le perdite a un punto grazie alla tenuta di Rai2 e Rai3 (miracolo a Rai Tre che riesce a assorbire nei suoi numeri d’assieme il disastro Semprini, venuto –avevamo evidentemente equivocato nell’aspettarcelo- per darci il format dello stringato, irrinunciabile e spietato interrogatorio e ridotto invece a ripascolare la vecchia compagnia di giro del più consumato talk show extra large). Mediaset sprofonda di 2,48 punti perché anche Italia1 e Rete4, nel loro piccolo, danno una mano per la discesa.

Ed è chiaro che altrove si brinda a champagne perché lì lo share (cioè la quota sul totale degli spettatori) prospera: La7 aumenta +0,87; TV8 +0,78, TV9 +0,48. E qualche aumento per costoro c’è anche nel numero degli spettatori. Ma sono lungi dall’acquistare quelli che se ne vanno da Rai e Mediaset, tant’è vero che è la platea complessiva della tv che si restringe, di un milione tondo da un anno all’altro (e siamo certamente a un minimo storico).

L’esodo avviene dovunque, salvo che al Centro Italia che resiste sulle cifre dell’anno passato, forse per l’attenzione, non nuova da quelle parti, per i dibattiti politici, cui l’incombere della nostra “brexit” popolo contro élites, dona un forte sapore (Benigni con quel collegamento fra No e Leave ha dimostrato di intendersi di politica, eccome. Non è detto, evidentemente, che tutti i comici quando si occupano di politica combinino pasticci).

Dopodiché scopriamo anche che a resistere davanti al video e a premiare La7, TV8 e TV9 è quella parte di pubblico che dispone anche del satellite a pagamento. È questo combinato disposto di vari indizi che induce a pensare a un restringimento dell’area più “generalista”, a una specie di “leave” proprio da parte delle gloriose casalinghe di Voghera, quelle che in un tempo pre-femminista erano per antonomasia le eroine del “l’ha detto la tv” e il parametro del gusto nazionale cui si volgevano i programmatori d’ogni sponda del duopolio. Sic transit….

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