“Pensate che avrebbero detto se Muraro fosse del Pd? In fondo la svolta della Raggi è dare la gestione dei rifiuti a un donna collegata totalmente a Mafia Capitale, a quelli che c’erano prima. La doppia morale dei 5 Stelle fa ridere i polli”, scandiva il 2 ottobre Matteo Renzi davanti alla platea della Scuola di formazione del Partito Democratico. La reazione dell’assessora all’Ambiente di Roma Capitale è arrivata 24 ore dopo: Paola Muraro ha querelato per diffamazione il presidente del Consiglio per gli “indebiti accostamenti fatti con l’inchiesta su Mafia Capitale”. L’avvocato Alessio Palladino, uno dei difensori del membro della giunta guidata da Virginia Raggi, ha depositato l’atto a piazzale Clodio. “La mia assistita – dice il penalista – si è posta da tempo a disposizione degli inquirenti, ma speculare sulla sua vita privata o rappresentare fatti non veri è solo indice, a nostro parere, di una azione diffamatoria”.

Poche ore più tardi, il Partito Democratico rispondeva a sua volta con una denuncia: “Il Pd ha dato mandato ai suoi legali di querelare il sindaco di Roma Virginia Raggi per le dichiarazioni diffamatorie nelle quali ha accostato il Pd alle vicende di Mafia Capitale – ha annunciato nel tardo pomeriggio il tesoriere Francesco Bonifazi – continua da tempo la pratica dell’insulto e della menzogna da parte degli esponenti del M5s che puntualmente, una volta chiamati a rispondere delle loro affermazioni, ricorrono a tutti i privilegi per non farsi giudicare. Un conto è il dibattito politico, un altro è diffamare”.

Le affermazioni cui fa riferimento Bonifazi sono quelle con le quali la sindaca aveva risposto alle critiche del premier: “Affari con Mafia Capitale? Mica siamo il Pd – scriveva Raggi su Twitter – i cittadini sanno che quel sistema l’hanno creato loro. Noi lo combattiamo”. “Attendiamo ancora di sapere cosa ha fatto con i fondi delle cene elettorali con Buzzi. Il Pd non crederà mica che l’abbiamo dimenticato?”, aggiungeva quindi su Facebook.

In giornata un nuovo attacco contro Paola Muraro arrivato da Daniele Fortini: “La Muraro in streaming mi chiese di usare l’impianto di Cerroni e il risultato fu che 7 giorni dopo fissai l’assemblea in Ama e mi dimisi”, ha detto a Repubblica l’ex presidente di Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma. “Come ho detto alla Commissione Bicamerale, era la mattina del 26 luglio. Alle 10.15 ricevetti una telefonata dalla Muraro, mi chiese se mi fossi trattenuto in azienda e disse che verso le 11 sarebbe venuta a trovarmi. Immaginavo un incontro di lavoro e di confronto sulle cose da fare”, ricorda Fortini.

“Mi avvertirono dalla portineria che la dottoressa Muraro era arrivata con funzionari del Comune e persone sconosciute che chiedevano di salire immediatamente con telecamere in mano. Acconsentii alle riprese, non avevo nulla da nascondere”. “A un certo punto, come si vede dal video, mi chiese di portare rifiuti al tritovagliatore di Rocca Cencia di Colari paventando l’idea che l’emergenza fosse colpa di Ama che poteva risolvere tutto usando quell’impianto. Le dissi che non era possibile, così come avevo detto in due riunioni precedenti, quando Colari insisteva perché facessimo questo. Quell’impianto era stato oggetto di un mio esposto nel maggio del 2015 alla Procura e ritenevo che si potesse usare solo a valle di procedure di gara, con una ordinanza del sindaco che dichiarasse lo stato di emergenza e quindi obbligasse Ama all’uso di misure straordinarie”.

“Le mostrai una lettere che 5 giorni prima Cerroni mi aveva scritto a firma sua, in cui diceva ‘per toglierci di impiccio abbiamo affittato quell’impianto a Porcarelli e quindi ora lo potete usarè”. Tuttavia “nel fervore del momento l’aspetto importante non era il confronto con l’azienda ma l’immagine proiettata dalle webcam. Bisognava dimostrare che Ama era in difetto e non voleva risolvere un problema”. “Negli incontri di giugno quando chiedemmo il supporto di 200 tonnellate al giorno da portare nei tmb autorizzati di Colari lui insistette perché invece usassimo il tritovagliatore. Muraro e l’onorevole Vignaroli erano presenti a entrambe le riunioni”.

Intanto da fonti della Procura di Roma si apprende che l’interrogatorio dell’assessore, indagata per reati ambientali ed abuso d’ufficio nel quadro degli accertamenti del pm Alberto Galanti su presunti illeciti legati alla gestione dello smaltimento dei rifiuti nella capitale, “non è stato predisposto, quindi non c’è una data fissata”. Smentita, quindi, la data del 12 ottobre, come riportato da alcuni quotidiani, per l’esecuzione dell’atto istruttorio. Le stesse fonti riferiscono che l’ipotetico interrogatorio non è stato neanche oggetto di consultazione tra i pm ed i difensori della Muraro.

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