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Terrorismo, espulsi cinque macedoni da Trieste. Alfano: “Seguaci di Isis”

Ai cinque è contestata "l'apologia in relazione a delitti di terrorismo commessi attraverso strumenti informatici" fa sapere il procuratore di Trieste, Carlo Mastelloni
Terrorismo, espulsi cinque macedoni da Trieste. Alfano: “Seguaci di Isis”
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Sale a 121 il numero di cittadini stranieri espulsi perché considerati estremisti islamici. Di questi 55 sono stati espulsi nel corso del 2016. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha infatti annunciato l’esecuzione di un decreto a sua firma che ha portato all’allontanamento “per motivi di sicurezza nazionale, cinque cittadini macedoni che risiedevano a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, a seguito di lunghe e complesse indagini avviate due anni fa dalla Digos di Trieste e dalla Procura della Repubblica su un account Facebook, dove venivano postati innumerevoli video e documenti a sostegno dell’autoproclamato Stato Islamico“.

Ai cinque è contestata “l’apologia in relazione a delitti di terrorismo commessi attraverso strumenti informatici” fa sapere il procuratore di Trieste, Carlo Mastelloni. Il responsabile del Viminale spiega come “gli stranieri monitorati avevano esternato la loro esultanza in occasione dei diversi, recenti attacchi terroristici compiuti in Europa e avevano sempre giustificato le azioni dei miliziani dello Stato Islamico, anche le più crudeli, come le torture e le esecuzioni dei prigionieri”.

“Gli approfondimenti eseguiti sul profilo social – aggiunge il ministro – hanno permesso di individuarne il titolare (un 28enne macedone) e di estendere le attività investigative ad altri soggetti che utilizzavano le proprie pagine Facebook per acquisire e diffondere messaggi di propaganda jihadista, in particolare, due fratelli macedoni di 31 e 28 anni, cognati del titolare del profilo, insieme ai quali, tra l’altro, veniva gestita una società che operava nel settore dell’edilizia”.

“Le attività investigative – dice ancora Alfano – hanno documentato l’odio ideologico-religioso che accomunava questi stranieri, nonché il padre dei due fratelli, di 52 anni, e la moglie trentaduenne di uno di loro, tutti fanatici seguaci dell’autoproclamato Califfato, che più volte avevano parlato con disprezzo dell’imam e della comunità islamica locale perché ritenuti “moderati” e aperti agli influssi occidentali”. “Il nostro lavoro di prevenzione riveste una grande importanza nel contrasto al terrorismo – conclude il ministro – Proseguiamo, quindi, su questa strada perché consideriamo la prevenzione uno degli strumenti strategici per diminuire il livello di rischio terrorismo in Italia, anche se nessun Paese, lo ripeto, oggi può dirsi a rischio zero”.

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