In Venezuela – da mesi sotto pressione per una crisi economica senza fine – continuano le proteste dei cittadini contro il governo del presidente Nicolás Maduro che poco più di un mese fa aveva invitato le aziende “a cedere i dipendenti per produrre cibo”. Ieri un centinaio di autisti di autobus hanno bloccato per otto ore con i mezzi le strade e vicoli di Caracas causando gravi disagi al traffico proprio per manifestare contro una situazione in cui i venezuelani e gli italiani che vivono in Venezuela fanno a botte per poter mangiare.

Secondo la BBC gli autisti avrebbero chiesto un aumento dei salari e maggiore sicurezza contro la criminalità: la povertà ha innescato una spirale di violenza. Durante la protesta i conducenti si sono lamentati anche della scarsità dei pezzi di ricambio come pneumatici, batterie e olio per il motore. La manifestazione ha coinvolto metà degli autobus di Caracas e continuerà anche oggi se il governo non prenderà una decisione.

È da mesi che il paese attraversa questa grave crisi economica, politica e istituzionale che ha portato più volte i cittadini a scendere in piazza e protestare contro il governo di Maduro. L’opposizione, il Tavolo per l’unità democratica, da tempo chiede un referendum per destituire l’attuale presidente. La raccolta delle firme dovrà avvenire tra il 26 e 28 ottobre e per poter essere indetto serviranno le firme del 20% degli elettori registrati. Il Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha escluso però un referendum revocatorio entro il 2016. Si terrà nel primo trimestre del 2017. Per l’opposizione si tratta di una cattiva notizia: se il mandato presidenziale fosse revocato l’anno prossimo, l’incarico sarebbe portato a termine dal vicepresidente quindi i socialisti continuerebbero a governare.

 

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