Ieri il presidente del Coni ha paventato la possibilità di chiedere un danno erariale al comune di Roma se si voterà formalmente per il No alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. La tesi è che, avendo il Comune (con il sindaco Ignazio Marino) formalizzato la candidatura, le attività successivamente svolte – e finanziate – diventerebbero inutili e, a causa del “ripensamento”, costituirebbero un danno erariale.

A mio avviso la tesi è palesemente errata. La volontà politica si esprime in tempi e modi diversi ed un ripensamento, alla luce di una nuova analisi sui conti della capitale, costituisce un atto del tutto legittimo, pur essendo state svolte attività pregresse. Il ripensamento è peraltro volto a evitare ulteriori esborsi che, meglio emersi dall’analisi successiva, sono risultati incompatibili con il bilancio. In sostanza la decisione del sindaco Virginia Raggi si tradurrebbe non in un danno ma in un vantaggio per l’erario.

Tuttavia un profilo di danno erariale potrebbe residuare.

Invero il Movimento 5 Stelle ha sempre sostenuto che la candidatura alle Olimpiadi non doveva essere affrontata, avendo da sempre operato una diversa valutazione circa i costi ed i benefici. Quindi era situazione nota anche a chi si stava occupando di pianificare la candidatura. Di certo, in ogni caso, una volta eletto il sindaco Raggi, il Coni e i vari organismi preposti alla candidatura avrebbero dovuto interrompere ogni spesa immediata e futura per sostenere la candidatura. A quel punto, infatti, era chiaro lo spreco e l’inutilità dell’attività che si stava svolgendo.

Quindi, concludendo, se proprio un danno erariale si vuole ipotizzare, questo a mio avviso dovrà essere cercato altrove (ed occorrerà anzi una attenta verifica proprio nei confronti del Coni e degli organi che si sono occupati della candidatura, che peraltro a detta del Coni pare abbiano speso [come?] addirittura 20 milioni di euro), ma di certo… non a carico del comune di Roma!

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