Gli asteroidi continuano a essere materia di studio e di opportunità per gli scienziati. E la Nasa, dopo il progetto battezzato “Asteroid redirect mission” che partirà nel 2020, è pronta a nuova sfida. Come si legge sul sito dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) è partito il conto alla rovescia per OSIRIS-REx: l’Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer, la missione dell’agenzia statunitense per l’esplorazione degli asteroidi nell’ambito del Programma New Frontiers. 

Il lancio, infatti, è previsto per il prossimo 8 settembre. Obiettivo della missione è Bennu “un asteroide del Sistema Solare della famiglia Apollo classificato come carbonaceo di tipo B, di forma sferoidale e diametro medio di 560 metri”. Il viaggio avrà inizio a Cape Canaveral alle13.05 italiane di giovedì prossimo a bordo del vettore Atlas V. Il razzo accompagnerà nello spazio la sonda, che una volta immessa sulla rotta giusta proseguirà la sua crociera di 2 anni in solitaria.

Diversa la missione rispetto alla sonda Rosetta (nella foto), atterrata sulla cometa cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e che sta già regalando importantissimi dati agli scienziati. La missione di Osiris-Rex “sarà mappare in dettaglio la superficie del corpo celeste per predisporre l’atterraggio, sbarcare e prelevare fino a circa 60 grammi di materiale e infine riportare il campione collezionato sulla Terra, dove sarà analizzato e studiato. Secondo i piani, il primo step di missione – si legge sul sito dell’Asi – sarà produrre quattro diversi tipi di mappe che insieme comporranno un modello 3D dell’asteroide e serviranno a garantire nel 2020 il successo della fase due della missione: la manovra TAG-SAM, che sta per Touch And Go e Sample Acquisition Mechanism.

Gli scienziati e i tecnici della Nasa hanno individuato il sito più adatto al prelievo. “OSIRIS-REx dispiegherà un braccio robotico e si avvicinerà lentamente a Bennu, fino a che l’estremità dello strumento non riuscirà a rubare un ‘bacio fugace‘ alla superficie del corpo celeste. Sarà in quei brevissimi cinque secondi che la sonda dovrà catturare il suo ‘pezzo’ di asteroide. E di lì iniziare il viaggio di ritorno verso casa, mentre alla Nasa comincerà l’attesa. Per aprire la capsula del tempo di OSIRIS-Rex bisognerà infatti pazientare fino al 2023″.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Giove, la sonda Juno invia alla Nasa le prime immagini ravvicinate del pianeta più grande del sistema solare

next
Articolo Successivo

Atrofia muscolare spinale: in arrivo primo farmaco per duecento pazienti gravi

next