di Pia Starace

L’iniziativa ministeriale del Fertility day presenta moltissimi aspetti infelici tant’è che, al suo annuncio, si è abbattuto sulla ministra Beatrice Lorenzin uno tsunami di critiche argomentate, ficcanti e indignate. La sintesi dei messaggi-chiave di cui la campagna si fa portatrice è racchiusa nelle cartoline divulgate, quasi tutte fuorvianti e, in verità, per alcuni versi mortificanti. Affrontano temi delicatissimi, che toccano anche la sfera individuale e psicologica, con un approccio alquanto parziale, trascurando non solo l’infinita varietà di storie di infertilità, ma anche l’appariscente complessità problematica delle situazioni sociali, lavorative, economiche, fiscali e di welfare in cui si barcamena con fatica e sacrificio la maggioranza dei cittadini italiani nel quotidiano.

La Lorenzin, per difendersi dalla tempesta di polemiche, ha dichiarato che l’intento della iniziativa è ricordare agli italiani la bellezza della maternità e paternità e potenziare l’informazione su un tema tabù come la fertilità per combattere la denatalità nel nostro paese. In queste ultime ore apprendiamo peraltro che è pronta a fare retromarcia: rimodulerà le cartoline per veicolare una corretta informazione. Quindi, vorrei suggerire una correzione. Ma prima rilevare l’errore.

fertility day 1Mi soffermo su una di queste, quella che mostra due scarpette da neonato verdi ad uncinetto avvolte da un nastro tricolore e declama: “La Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”. Va precisato che la nostra Costituzione non contiene alcun articolo che si esprima in questo modo. Questa espressione è invece attinta dall’art. 1 della legge 194/1978 sulla “tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Si riferisce alla possibilità di autodeterminazione nelle scelte procreative tanto orientate a favorire quanto ad impedire la procreazione stessa. E il concetto trova fondamento nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (artt. 8 e 12). La Corte europea è inoltre intervenuta nel 2011 a precisare in una sentenza che nella enunciata nozione di vita privata, di cui negli articoli suddetti si sancisce il diritto al rispetto, va incluso il diritto di ogni individuo di avere o non avere un bambino o di diventare genitore.

Tali richiami normativi, oltre ad evidenziare l’errore occorso nella frase della cartolina, lasciano affiorare una sorta di conflittualità di questa campagna per la fertilità – per come appare concepita – con la libera scelta, normativamente prevista, dell’esercizio del diritto all’aborto. Tuttavia, per il momento mi limito a sollecitare una semplice quanto sostanziale “rimodulazione” della cartolina qui discussa, in ossequio almeno ad una corretta informazione, nel seguente modo: “L’ordinamento (non la Costituzione!) tutela la procreazione cosciente e responsabile”.

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