Riuscirà il creatore di Pokemon Go a trovare chi gli ha hackerato il profilo Twitter? Dove si sarà nascosto quel burlone? E, soprattutto, quanti altri bricconi digitali si sono occultati nei suoi paraggi telematici?

Parliamo di John Hanke, il novello pifferaio di Hamelin che da settimane, con la sua invenzione, sta spingendo migliaia e migliaia di utenti alla ricerca dei pupazzi multicolor disseminati in ogni angolo del pianeta anche in sfregio alla sacralità di certi luoghi.

A distanza di quasi un giorno dall’incursione dei buontemponi, l’account dell’amministratore delegato di Niantic (la società che ha sviluppato l’ultrapopolare gioco Pokemon Go basato sulla “realtà aumentata” e sulla caccia ai “pocket monster” con la videocamere del proprio dispositivo mobile) continua a riportare le tracce dell’indebita intrusione.

Protagonista di questa azione sarebbe “OurMine”, un gruppo di pirati informatici arabi che in precedenza si era distinto per scippi telematici ad account e profili facenti capo ad importanti manager al vertice di multinazionali.

snapshot

Uno dei tweet abusivi contiene la dedica del tiro mancino al Brasile, nazione in cui il Pokemon Go non è stato ancora rilasciato.

La cosa bizzarra è che tra i cinguettii fraudolenti spicca quello che svela la parola chiave utilizzata dal legittimo intestatario del profilo Twitter @johnhanke: la scelta era ricaduta su un breve e inefficace “nopass”, sequenza alfabetica che a quanto pare è stata facilmente scoperta.

Hanke non deve disperarsi a rintracciare il colpevole, perché proprio quest’ultimo si è premurato di lasciare la firma sulla sua opera e tutti i recapiti per essere rintracciato per eventuali consulenze in materia di sicurezza tecnologica.

Nel frattempo sul profilo sgraffignato si continua a leggere “interessato a realizzare opportunità di utilizzo dell’onnipresente “mobile computing” (smartphone e connettività entrambi a poco prezzo) in modo da portare la società sempre più avanti”. In effetti Hanke ha tenuto fede ai suoi intenti, e quel “move society forward” si è tradotto nel far muovere (inutilmente) un mucchio di gente fino al successivo Pokemon da catturare.

@Umberto_Rapetto

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Pokemon Go, lavoriamo tutti per Google (a nostra insaputa)

next
Articolo Successivo

Telegram hackerato dai Rocket Kitten iraniani, la fine di un mito?

next